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Rimane l’amarezza
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12 aprile 2011 |
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Sono appena tornata da Milano, dove ho partecipato, da ospite, alla puntata de L’Infedele su La7 dal titolo “I giovani viaggiatori della speranza”. L’impressione che purtroppo mi sono portata a casa è di amarezza, spiegherò il perché. Tenevo molto a questo appuntamento, mi ero preparata, ero addirittura preoccupata per una cosa così banale, ma che banale non è per chi vive da tempo fuori dall’Italia, come l’abbigliamento. So che in molti mi capiranno: in Italia, più che altrove, conta l’apparenza quasi più che la sostanza. Ieri sera ho avuto modo di confermare questa convinzione.
Risolto il futile e inutile dubbio sul look, mi sono preparata a parlare della mia esperienza, a spiegare perché tanti giovani italiani se ne vanno dal loro Paese, mentre molti altri giovani provenienti da zone meno fortunate, come ha sottolineato più volte Gian Antonio Stella durante la puntata, rischiano la vita in un barcone per raggiungere le nostre coste. La differenza tra noi e loro è abissale, eppure, in entrambi i casi le condizioni di partenza sono preoccupanti. E preoccupante è il modo in cui queste condizioni sono state trattate nel corso della puntata di ieri sera.
Avrei voluto dirlo, non ci sono riuscita. Avrei voluto dire, per esempio, che anche il modo in cui sono stata presentata dal conduttore era sbagliato: non sono una blogger e questo sito non si chiama “Vivi altrove”. Non è una domanda, né un imperativo, è un’affermazione, in prima persona, il titolo del sito che è nato dalla pubblicazione del mio libro “Vivo altrove” (che peraltro non è nemmeno stato nominato). Sono una giornalista, e scrittrice, se ha un senso distinguere queste due professioni. Mi ha fatto sorridere il modo in cui è stata presentata anche Michela Murgia: “Giovane (è del ’72…), MA grande scrittrice”. Questa affermazione, quella piccola sillaba “ma”, ha fatto sorridere, di amarezza, me e il piccolo gruppo di giovani, ex o attuali stagisti, che mi stavano attorno: tutti relegati in un angolo dello studio. A volte, non solo le parole, ma anche le immagini, e pure la distribuzione spaziale, hanno un senso ben preciso, ancorché involontario, ancorché subdolo. Di fronte a noi “giovani precari”, dall’altra parte della platea, c’era un manipolo di personaggi con giacca nera e fazzoletto verde all’occhiello, una specie di claque dell’onorevole leghista Andrea Gibelli: la simbologia era chiara, contrapposta in modo plastico e simbolico.
Le parole, si diceva, hanno un peso specifico molto importante. Quel piccolo “ma”, messo da Gad Lerner, voglio sperare in modo involontario (e forse anche qui sta il punto…), dopo la parola “giovane” e prima delle parole “grande scrittrice” è stato come un pugno nello stomaco. Noi “giovani”, tutti seduti composti nella parte sinistra dello schermo, abbiamo fatto un salto sulla sedia. Abbiamo sussultato solo noi, d’altronde il resto dei presenti in studio probabilmente non ci ha fatto nemmeno caso. Perché è proprio questo il giro di volta, la spiegazione che è mancata ieri sera: noi ce ne andiamo dall’Italia anche e soprattutto perché è questo l’unico Paese in cui essere giovani preclude la possibilità di essere “grandi scrittori”, “grandi medici”, “grandi architetti”… Quanti anni aveva Kafka quando ha scritto “La metamorfosi”? Trenta, uno meno degli anni che ho io in questo momento. Non era già uno scrittore geniale, un grande scrittore? Quanti anni ha Zapatero, che la settimana scorsa ha annunciato la sua uscita dalla politica? Quarant’otto: si dirà che era giovane, ma…?
Ci pensavo stamattina, all’alba, mentre aspettavo in albergo che Michela Murgia mi raggiungesse per la colazione. Leggevo una bella intervista a Javier Cercas (classe 1962) che Elisabetta Rosaspina pubblica oggi nel Corriere della Sera. La frase che più mi ha colpito dell’autore di “Soldati di Salamina” appare nel sottotitolo: “uno scrittore può mancare di esperienze di vita, non di letture”. Un grande scrittore, un grande medico, un grande architetto… non è grande perché ha vissuto a lungo, è grande perché, tuttalpiù, ha investito molto tempo nella sua preparazione, nello studio, nella formazione. Essere giovani eppure bravi nel proprio mestiere non è impossibile, lo dimostrano le centinaia di storie che ho raccolto negli ultimi anni. Altrove è possibile, in Italia, se siamo messi così, pare proprio di no. Quando Michela mi ha raggiunto, stamattina, per la colazione, ancora non aveva riflettuto sulla piccola svista, quella piccola sillaba pronunciata da Lerner durante la sua presentazione, ma sono sicura che nemmeno a lei ha fatto molto piacere. “La televisione è così”, mi ha detto Michela. La stessa frase me l’ha detta, ieri sera, poco prima di andare a dormire, Omeya Seddik, politologo e ricercatore tunisino che fino a pochi mesi fa viveva in Francia e ha recentemente deciso di rimpatriare, sull’onda dell’euforia che il suo Paese vive da qualche mese. Sì, mi sono detta, la televisione è così. Ma è un peccato che anche in una trasmissione seria, condotta da un “grande giornalista”, si ascoltino cose di questo tipo e non si possa nemmeno avere il diritto di replica. Anche solo per spiegare che c’è stato un errore, che noi giovani relegati in quell’angolo di video avevamo voglia si spiegare a Gibelli che non aveva capito niente, di dire che io me ne sono andata dal Veneto (dalla città in cui governerà di nuovo, nel caso qualcuno pensi che negli ultimi anni non l’ha fatto comunque, il personaggio quanto meno imbarazzante che tuonava in trasmissione da una registrazione di Radio Padania) anche perché a sopportare questa situazione non ce la facevo più. Sono un’erede dell’Orda di veneti con la valigia di cartone che, come ha raccontato splendidamente Stella in uno dei suoi tantissimi libri, ha letteralmente invaso l’America nel secolo scorso. E non me ne vergogno. Non mi vergogno di dire che ben vengano i tunisini, se sono disposti ad accettare questi compromessi, ad essere considerati un’Orda, uno Tsunami (a proposito, qualcuno spieghi per favore ai redattori della Padania cosa vuol dire questa parola). E non mi vergogno a sperare che proprio da lì, dalla sponda Sud del Mediterraneo, arrivi l’energia che manca a noi giovani italiani per sconfiggere questi pregiudizi. Non ce l’abbiamo questa energia, si è dimostrato nella manifestazione, spoglia, di sabato scorso. Che venga da lì: Orda nordafricana, evidentemente abbiamo proprio bisogno di voi.
L’identikit dei nuovi migranti: analisi dei dati raccolti su repubblica.it
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4 ottobre 2010 |
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Ecco l’articolo pubblicato su repubblica.it con l’analisi dei dati delle più di 17.000 persone che si sono raccontate nel censimento sugli Italiani all’Estero.
Speriamo che vi interessi. A presto!
IL CENSIMENTO
Giovani, laureati, in fuga per scelta
Ecco chi sono gli italiani all’estero
Oltre sedicimila risposte al nostro questionario. Due terzi sono maschi, hanno titoli di studio elevati. Solo il 10% ha più di 45 anni e oltre la metà non è iscritta all’Aire. Se ne sono andati soprattutto per motivi professionali e perché questo Paese non piace più a chi ci vive
di CLAUDIA CUCCHIARATO
Più di 17mila storie raccolte in quattro giorni non solo sono un ottimo risultato. Sono soprattutto un segnale: la conferma, l’ennesima per chi si occupa di questo argomento, del fatto che gli Italiani Residenti all’Estero sono una comunità enorme, attiva, impegnata, informata e bisognosa di sentirsi compresa o almeno ascoltata dal proprio Paese. Lo dicono in tanti: “grazie per aver lanciato quest’iniziativa”. Lo diciamo anche noi: “grazie per averla accolta con tanto entusiasmo”. Ci aspettavamo molto e le aspettative sono state addirittura superate. Nei prossimi giorni faremo un’analisi qualitativa delle storie, un riassunto delle motivazioni e delle esperienze di ognuna delle persone che si è voluta raccontare in questo spazio. Oggi proponiamo un’analisi quantitativa e statistica sui numeri, le percentuali. E quest’analisi non ha la velleità di essere scientificamente valida: non possiamo pretendere di parlare a nome di tutti gli italiani che risiedono all’estero in questo momento. Eppure, l’enorme quantità di dati raccolti in un periodo di tempo così ridotto ci dà la possibilità di fare alcune considerazioni e di parlare in nome di una percentuale comunque altissima di “espatriati”.
“Vivo altrove” ospite di Cominciamo Bene Estate su Rai 3
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6 agosto 2010 |
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Ecco il link per vedere tutta la trasmissione di Cominciamo Bene Estate del 4 agosto 2010. Il titolo della puntata è “Quasi quasi vado all’estero” e l’autrice di “Vivo altrove” è l’ospite “spalmato” della trasmissione… una volta si diceva “complimenti per la…”.
Studenti che partono per l’Erasmus, cervelli che emigrano, persone che, una volta in pensione, decidono di vivere all’estero. Perché così tanta attrazione per i paesi esteri? E’ diventata una moda o è il nostro paese che offre sempre meno? In studio la giornalista Claudia Cucchiarato, autrice del libro “Vivo altrove”, Nicola Occhipinti del Ministero degli Esteri, il giornalista de “la Repubblica” Paolo Griseri, Leonardo Macelloni, geologo ricercatore in USA e Loredana Oliva, autrice del libro “Io invece studio all’estero”
Buona visione… sono più di due ore:
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-ac3097b0-ad32-42e4-a474-a8072b5e67fc.html
Tutta la rassegna stampa su “Vivo altrove”
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24 giugno 2010 |
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Siccome è diventato difficile inserire su questo sito tutte le notizie, le interviste e gli articoli che sono stati pubblicati nella stampa nazionale e internazionale sul libro “Vivo altrove”, abbiamo deciso di inaugurare un post unico in cui periodicamente aggiungeremo i link e i pdf. Ecco qui tutta la rassegna stampa, in un solo post, aggiornato quotidianamente. Speriamo che vi interessi e che raccolga molti commenti.
Buona lettura!
-mercoledì 1 settembre 2010: recensione di Serena Adesso su Mangialibri:
http://www.mangialibri.com/node/6813
-sabato 28 agosto 2010: intervista nel programma L’altra Europa in onda su Radio 24, con Federico Taddia:
Qui il link con il podcast di tutto il programma: http://www.radio24.ilsole24ore.com/popup/player.php?filename=100828-altra-europa.mp3
-sabato 21 agosto 2010: aggiornamento della recensione di Claudia Selmi su Frida Magazine:
http://www.fridamagazine.it/?p=2673
-giovedì 19 agosto 2010: intervista all’autrice nel programma di Radio Rai Due “Esclusi i presenti“:
Qui il link con il podcast della puntata:
-mercoledì 4 agosto 2010: lunga intervista all’autrice, presente in studio nel programma “Cominciamo Bene – Estate“ in onda su Rai Tre tra le 11 e le 13 del 4 agosto.
Qui il podcast del programma intero: http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-ac3097b0-ad32-42e4-a474-a8072b5e67fc.html
-domenica 1 agosto 2010: recensione di Claudia Selmi su Frida Magazine:
http://www.fridamagazine.it/?p=2719
-venerdì 16 luglio 2010: recensione nel sito della Segafredo:
http://blog.casase.it/2010/07/16/vivo-altrove-storie-e-racconti-dal-mondo-degli-out-of-home/
-mercoledì 14 luglio 2010: articolo e intervista nel sito Voglio vivere così:
-venerdì 9 luglio 2010: articolo di Irene Amodei nella rubrica Vivere altrove de La Stampa:
Qui il pdf della pagina di Torino sette de La Stampa: La Stampa Torino sette – 9 luglio 2010
-sabato 3 luglio 2010: articolo di Marco Rovelli ne L’Unità:
Qui il pdf: Unità – Rovelli, 3 luglio 2010
-Luglio-agosto 2010: recensione di Ana Ciurans-Ferrándiz nella rivista Pulp.
Qui il pdf: Pulp, Luglio-agosto 2010
-domenica 27 giugno 2010: reportage e intervista con l’autrice su Famiglia Cristiana.
Qui il pdf: Famiglia Cristiana – 27 giugno 2010
-lunedì 21 giugno 2010: intervista con l’autrice nel sito di AlmaLaurea.
Qui il pdf: AlmaLaurea- 21 giugno 2010
http://www.almalaurea.it/informa/news/primo-piano/vivo-altrove.shtml
Mai ascoltato Reset Radio? È il momento…
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15 giugno 2010 |
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L’abbiamo scoperta a Barcellona, si tratta di una radio indipendente molto interessante, per ora si ascolta solo in streaming, ma ci è piaciuta.
Qui l’intervista che Monica Pelliccia ha fatto all’autrice di “Vivo altrove”, emessa martedì 16 giugno 20101.
E qui sotto il testo con cui il direttore e fondatore di Reset Radio ha introdotto l’intervista: un punto di vista di tutto rispetto.
Il fiume silenzioso di tanti giovani che decidono di andare a vivere all’estero continua inesorabile. E non sono solamente giovani o gente – come spesso si sente dire – “che se lo può permettere”. La differenza, rispetto agli anni ‘50 quando si sceglieva l’America come patria del riscatto, è che gli italiani stufi delle vessazioni del nostro paese scelgono mete più vicine: Francia, Spagna, Germania,Gran Bretagna. Basta andare via: si può anche guadagnare uno stipendio normale, ma la scelta di queste persone ricade nella voglia di imparare, di riuscire a realizzarsi anche dal punto di vista umano. Essere riconosciuti per quello che si fa e non semplicemente perché si ha un amico che può inserirci o un parente influente che possa “aprirci la strada”. Sempre più spesso avvertiamo come soffocante l’aria che si respira dalle nostre parti e quasi ogni giorno ci arriva una storia per conoscenza diretta o per sentito dire di qualcuno che – stanco di subire- ha fatto il grande passo. Una fuga di cervelli e creatività, una perdita incolmabile di vite che non torneranno indietro, se non tra molti anni.
A Barcellona, Monica Pelliccia inviata per Reset Radio, intervista Claudia Cucchiarato autrice del libro “Vivo altrove“, una raccolta di storie di tanti italiani che hanno abbandonato il nostro paese per ricominciare una nuova vita lontano da qui. Noi, almeno per ora, cerchiamo di cambiare il paese, anziché cambiare paese. Reset
di Matteo Ponzano
Intervista su “Vivo altrove” nel sito di ASEI, lunedì 16 giugno 2010
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15 giugno 2010 |
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Nel sito dell’Archivio Storico dell’Emigrazione Italiana lunedì 16 giugno 2010 è stata pubblicata una lunga intervista all’autrice di “Vivo altrove” a cura di Matteo Sanfilippo.
Qui il link e qui il testo dell’intervista:
Intervista a Claudia Cucchiarato
a cura di Matteo Sanfilippo
Nel nostro decennio la bibliografia sulla fuga dei cervelli italiani si è incrociata con quella sull’emigrazione dei giovani. Non abbiamo più quindi solitarie geremiadi, come ai tempi di Cervelli in fuga. Storie di menti italiane fuggite all’estero, a cura dell’Associazione dottorandi e dottori di ricerca italiani, Roma, Avverbi, 2001, e Claudia Di Giorgio, Cervelli export. Perché l’Italia regala al mondo i suoi talenti scientifici, Roma, Nuova Iniziativa Editoriale, 2003. Invece troviamo, da un lato, un forte interesse per le cosiddette skilled migrations, secondo la formula proposta da M. Carolina Brandi dell’Istituto di Ricerca sulla Popolazione e le Politiche Sociali: vedi il suo Portati dal vento. Il nuovo mercato del lavoro scientifico: ricercatori più flessibili o più precari?, Roma, Odradek, 2006, e il numero monografico curato assieme a Sveva Avveduto ed Enrico Todisco, Le migrazioni qualificate tra mobilità e brain drain, “Studi Emigrazione”, 156 (2004). Dall’altro, un discorso che non mira tanto a deprecare il fenomeno, quanto a comprenderlo storicamente: si confrontino Alvise Del Prà, Giovani italiani a Berlino: nuove forme di mobilità europea, “Altreitalie”, 33 (2006), pp. 103-125, e Nuove mobilità europee e partecipazione politica. Il caso degli italiani a Berlino, “Altreitalie”, 36-37 (2008), pp. 130-143, e Giovani oltre confine. I discendenti e gli epigoni dell’emigrazione italiana nel mondo, a cura di Cristiano Caltabiano e Giovanna Gianturco, Roma, Carocci, 2005. Certo molto spesso si finisce per ritornare alla lamentatio della perdita secca di intelligenza: Sergio Nava, La fuga dei talenti. Storie dei professionisti che l’Italia si è lasciata sfuggire, Cinisello Balsamo, San Paolo Edizioni, 2009. Tuttavia la curiosità dei singoli autori ha portato a fare molto di più. A interrogarsi per esempio sui fenomeni migratori connessi alla scelta di studiare all’estero: M. Carolina Brandi, L’emigrazione qualificata e la formazione all’estero, in Fondazione Migrantes, Rapporto italiani nel mondo 2006, Roma, IDOS, 2006, pp. 212-225. Inoltre a chiedersi chi siano e perche si muovano i giovani che costituiscono il nerbo di questi nuovi flussi.
In questa chiave è fondamentale il lavoro di Claudia Cucchiarato, Vivo altrove. Giovani e senza radici: gli emigranti italiani di oggi, Milano, Bruno Mondadori, 2010. L’autrice ha deciso cinque anni fa di trasferirsi a Barcellona, dopo aver iniziato in Italia la propria carriera giornalistica, e dopo qualche tempo ha iniziato a interrogarsi sulla scelta fatta. Ha quindi creato un blog attraverso il quale ha captato esperienze e racconti di giovani (grosso modo under 35) emigranti e ne ha tratto materia per un volume. Parte dell’esperienza preparatoria, ma anche ulteriore documentazione, si rintraccia nei link e nei materiali del sito creato per promuovere la pubblicazione: http://www.vivoaltrove.it Quest’ultima merita comunque di essere letta. Oltre a raccontare alcune vite esemplari o quantomeno alcuni scorci di vite esemplari (fra i quali un anno all’estero di un redattore di questa rivista), riorganizzati per paesi, scheda con finezza gli elementi psicologici che portano alla partenza. In particolare dimostra una abilità nel raccontare e nell’intervistare purtroppo ignota alla gran parte di noi storici delle emigrazioni.
“Vivo altrove” su Radio 24 il 5 giugno 2010
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10 giugno 2010 |
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Nel programma Giovani talenti condotto da Sergio Nava su Radio 24, sabato 5 giugno 2010 è andata in onda un’intervista con l’autrice di “Vivo altrove”. Poco prima, la storia di Silvia, che vive a Shanghai, molto interessante la sua testimonianza, belle e dure le sue parole.
Se volete ascoltarlo, trovate tutta la puntata qui.
Articolo su “Vivo altrove” in Avvenire del 2 giugno 2010
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8 giugno 2010 |
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“Giovani più apprezzati all’estero”, è il grido d’allarme che ha lanciato il quotidiano Avvenire il 2 giugno scorso, ospitando nelle sue pagine un’intervista con l’autrice di “Vivo altrove”, trovate il pdf qui:
Vivo altrove – Avvenire – 2 giugno 2010
E qui sotto il ritaglio dell’intervista: buona lettura!
Anticipazione di “Vivo altrove” nel sito di Sky il 6 giugno 2010
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8 giugno 2010 |
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Perché la Spagna è ambita dagli italiani?
Negli ultimi dieci anni, Madrid e dintorni hanno vissuto un boom di immigrazione italiana. Merito dell’immagine di un paese dinamico e invitante. Lo racconta Claudia Cucchiarato in un saggio edito da Bruno Mondadori.
Ecco l‘estratto pubblicato nel sito di Sky Tg24 il 6 giugno 2010.
Invito a leggere la recensione di “Vivo altrove” uscita nel Sole 24 Ore del 6 giugno
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8 giugno 2010 |
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Il dibattito è aperto: Roberto Casati ha fatto una lunga e, mi pare, positiva recensione di “Vivo altrove” nella Domenica de Il Sole 24 Ore.
Trovate il pdf qui: Recensione Vivo altrove – il Sole 24 Ore – 6 giugno 2010
Il posizionamento dell’articolo è di tutto rispetto, diremmo “privilegiato”: pagina 2 del supplemento, quattro colonne, con foto di accompagnamento suggestiva e, forse proprio per questo, dal significato insondabile. Un articolo frutto di una profonda riflessione, che cerca di trarre conclusioni da un testo nato senza questo scopo. L’obiettivo che persegue “Vivo altrove” è infatti raccontare le storie di chi ha scelto di non abitare più in Italia: una selezione soggettiva, inevitabilmente. Lo scopo del libro è soprattutto, partendo da un racconto “discreto”, quello di lasciare al lettore la possibilità di emettere un giudizio, estrapolare un concetto, riflettere su un fenomeno in costante aumento e porre le basi per una discussione. Casati l’ha fatto, secondo me, in modo esemplare: ha messo sul tavolo i presupposti per un dibattito sulla mobilità all’interno dell’Unione Europea e sulle scarse possibilità di mobilità – non solo geografica, ma anche e soprattutto sociale – all’interno dei confini nazionali. È questo uno degli spunti che mi interessano di più tra quelli che si offrono nelle 230 pagine di storie e narrazioni del libro: perché i giovani italiani sono più europei del loro stesso Paese? Perché non esiste ancora un quadro normativo che tuteli un tipo di migrazione (o mobilità?) già in atto e in sintonia con le sfide che la tanto agognata unione ci mette davanti? Perché, ancora una volta, chi decide di fare un passo di ovvia utilità viene poi lasciato solo e senza “rete di protezione”, in un contesto di ovvia utilità anche per chi in Italia ha deciso di rimanerci?
Leggete e commentate, aiutatemi a capire.
Grazie.
Claudia
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