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Indagine conoscitiva sugli italiani all’estero
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21 novembre 2011 |
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È un’iniziativa dell’associazione ITalents, assieme a Controesodo e all’assessorato al Lavoro del Comune di Milano.
Un doppio questionario per capire chi sono e perché non tornano (o come vorrebbero tornare, a quali condizioni) gli italiani che vivono all’estero. Il primo questionario è destinato a chi ancora vive “altrove”; il secondo a chi ha recentemente deciso di tornare in Italia.
FINALMENTE!
Abbiamo quindi a disposizione uno strumento che può servire a contarci, darci voce, farci uscire allo scoperto e aiutarci a conoscerci un po’ di più, raccogliendo dati che si rifanno ai censimenti dell’Istat (dati anagrafici, stato civile, figli, titolo di studio, lavoro svolto all’estero e lavoro che si svolgeva in Italia…).
Compilatelo tutti e fate girare la voce, è una grande notizia!
Ecco i link:
http://www.lavoroeformazioneincomune.it/ita/204/1/questionario-italiani-che-vivono-estero.htm
http://www.lavoroeformazioneincomune.it/ita/205/1/questionario-italiani-rientrati-in-italia.htm
Per maggiori informazioni, vi rimandiamo all’ottimo articolo che ha pubblicato su questo argomento La Repubblica degli Stagisti:
L’uomo che ha fregato un intero Paese: la traduzione dall’Economist di David
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26 giugno 2011 |
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Vi propongo una mia traduzione dell’articolo dell’ Economist (autorevole Settimanale inglese fondato nel 1843 con una tiratura di 1.6 Millioni di copie a numero) su Berlusconi.
Con questo, l’Economist ha dedicato quattro numeri a Berlusconi dai titoli:
- Perché Silvio Berlusconi non è adatto a governare l’Italia
- Basta! Tempo per l’Italia di sbarazzarsi di Berlusconi
- Mamma Mia! Ci risiamo
Articoli impietosi sul nostro Paese deriso ed umiliato.
Purtroppo i sostenitori di Berlusconi invece che aprire gli occhi davanti al degrado del Paese, hanno bevuto la favola sbandierata dal suo capo del giornale Comunista (The Eccomunist) , così come Ruby nipote di Mubarak e i giuramenti sulla testa dei propri figli, gesto veramente da persone di basso profilo.
La traduzione dell’ultimo:
L’uomo che ha fregato un intero Paese
Buona Lettura….
Aggiornamenti su Barcellona
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2 giugno 2011 |
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Momento di “confusione” politica in Spagna, ancora non si sa come uscirà il Psoe dalla batosta elettorale della settimana scorsa: un vero plebiscito contro il Governo. Gli “indignati” continuano con la loro protesta in piazza e si preparano a portarla in modo permanente nei quartieri. Ogni sera alle 21:00 si sentono sonore “caceroladas” in tutti i centri cittadini.
Nel frattempo, oggi in Italia si festeggia la Repubblica, e a Barcellona un gruppo di italiani prepara una denuncia contro il nostro paese per i bombardamenti dell’esercito di Mussolini sulla città durante la Guerra Civile del 1936-39. Li appoggia in questa avventura il partito Esquerra Republicana de Catalunya.
La denuncia contro i 21 aviatori italiani che bombardarono Barcellona, provocando la morte di più di 2.700 civili disarmati (oltre a 7.000 feriti e 1.800 edifici distrutti: erano le prove generali della Seconda Guerra Mondiale… e l’Italia per questo non ha mai chiesto scusa, né pagato danni) verrà presentata oggi all’Audiencia Nacional di Madrid, lo stesso tribunale che aveva negato a Baltasar Garzón le indagini sui crimini del franchismo. Si richiedono scuse formali al Governo italiano: un risarcimento simbolico, non economico. Accompagna la richiesta, una lettera di denuncia nei confronti di Ignazio La Russa per le pesanti affermazioni che ultimamente ha fatto contro i barcellonesi, augurandosi che l’allenatore del Real Madrid Mourinho potesse bombardare la città… Insomma, ci si augura una battaglia proficua.
Molti giornali spagnoli ne hanno parlato, tra questi, El País e Público.
Da qui un in bocca al lupo alle associazioni AltraItaliaBCN e Altra memoria.
Visto dall’Asia: L’Italia s’è desta?
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24 maggio 2011 |
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L’Italia non esiste più da un punto di visto politico, ideologico, programmatico.
Come ben scrive Antonio Padellaro sul Fatto Quotidiano del 17 Maggio:
Oggi siamo al termine di un’agonia politica. Quella di un vecchio boss tenuto in vita dalla sua infinita ricchezza e da una immensa corte di miracolati decisi a difendere poltrone e prebende.
La maggioranza regge grazie a chi ha saltato la staccionata per sostenere Berlusconi, e chissà poi perché.
Quindi oggi chi governa non rappresenta più il Volere degli Italiani per usare un termine tanto caro al Primo Ministro.
Le ultime elezioni amministrative hanno finalmente mostrato un timido risveglio degli Italiani, un dire no a questa destra indecente; a guardare oltre, anche verso nuovi movimenti come quello a Cinque Stelle che ha ottenuto un successo strepitoso.
L’Italiano per natura non corre rischi, non si indegna, non si arrabbia, è individualista all’estremo, non fa Rivoluzioni, al limite ci si accoda.
Questo è il suo grosso limite, quello che gli fa accettare i Berlusconi, Bossi, Santache, Gasparri etc. e questa sinistra senza spessore o cuore.
Grillo è un fenomeno interessante; idee giuste sulla carta, soprattutto alternative radicali al Sistema: revisione del concetto del Consumo e Capitalismo, energie alternative, concetto di lavoro, moralismo applicato, finanza etc.
Belle riflessioni, soluzioni forse a volte troppo semplicistiche, ma del resto (per usare una sua frase) lui è solo un comico!
Ad oggi ho una grandissima stima per Grillo; come non averne per chi nell’1986 all’apice della sua carriera la distrusse (sapendo di farlo) pur di fare una battuta sui Socialisti del tempo (Craxi e co.) etichettandoli (simpaticamente) ladri?
(La battuta era questa:
La cena in Cina…c’erano tutti i socialisti, con la delegazione, mangiavano… A un certo punto Martelli ha fatto una delle figure più terribili… Ha chiamato Craxi e ha detto: “Ma senti un po’, qua c’è un miliardo e son tutti socialisti?”. E Craxi ha detto: “Si, perché?”. “Ma allora se son tutti socialisti, a chi rubano?” ).
L’Italia sembra destarsi, speriamo che duri.
David
www.davidlucchetti.com
dopotutto
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26 aprile 2011 |
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Un altro avverbio, ci piacciono molto, in fin dei conti, a noi che viviamo altrove. Ed ecco che, quando meno te lo aspetti, nasce un’iniziativa degna di essere seguita e diffusa, un’altra delle tante di cui sentiamo parlare e che ci piace segnalare.
È nata a Londra (“a Londra, in fondo, sì, ma non soltanto”, si legge nel sito che la descrive) ad opera di un gruppo di poeti, italiani, giovani, almeno nello spirito. Il titolo è dopotutto, appunto, e si propone di raggruppare persone cha abbiano voglia di tirar fuori la propria vena poetica e di metterla in circolazione, persone che vogliano condividere i propri versi con un pubblico composto, si spera, non solo da italiani dispatriati a Londra.
Il primo appuntamento è il 2 luglio al The Poetry Café di Covent Garden. Ma molto prima di tutto questo l’appuntamento è sul sito, dove ci si può mettere in contatto con gli ideatori dell’iniziativa e dove si possono già leggere alcuni versi significativi, come questo:
A minha pátria é a língua portuguesa
Fernando Pessoa
…la nostra, è quella italiana. O quello che di essa ci resta in questo dispatrio. Lontani, o comunque da un’altra parte.
Da qui un sincero in bocca al lupo!
E qui il sito e la pagina su Facebook:
http://dopotuttonet.wordpress.com/
http://www.facebook.com/dopotutto
Bella iniziativa a Bruxelles
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20 aprile 2011 |
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Condividiamo volentieri le parole, i gesti e i volti raccolti da un folto gruppo di giovani italiani che si sono riuniti il 9 aprile scorso a Bruxelles, aderendo alla manifestazione “Il nostro tempo è adesso“. Grazie a tutti!
Il nostro tempo è adesso – manifestazione a Bruxelles
Rimane l’amarezza
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12 aprile 2011 |
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Sono appena tornata da Milano, dove ho partecipato, da ospite, alla puntata de L’Infedele su La7 dal titolo “I giovani viaggiatori della speranza”. L’impressione che purtroppo mi sono portata a casa è di amarezza, spiegherò il perché. Tenevo molto a questo appuntamento, mi ero preparata, ero addirittura preoccupata per una cosa così banale, ma che banale non è per chi vive da tempo fuori dall’Italia, come l’abbigliamento. So che in molti mi capiranno: in Italia, più che altrove, conta l’apparenza quasi più che la sostanza. Ieri sera ho avuto modo di confermare questa convinzione.
Risolto il futile e inutile dubbio sul look, mi sono preparata a parlare della mia esperienza, a spiegare perché tanti giovani italiani se ne vanno dal loro Paese, mentre molti altri giovani provenienti da zone meno fortunate, come ha sottolineato più volte Gian Antonio Stella durante la puntata, rischiano la vita in un barcone per raggiungere le nostre coste. La differenza tra noi e loro è abissale, eppure, in entrambi i casi le condizioni di partenza sono preoccupanti. E preoccupante è il modo in cui queste condizioni sono state trattate nel corso della puntata di ieri sera.
Avrei voluto dirlo, non ci sono riuscita. Avrei voluto dire, per esempio, che anche il modo in cui sono stata presentata dal conduttore era sbagliato: non sono una blogger e questo sito non si chiama “Vivi altrove”. Non è una domanda, né un imperativo, è un’affermazione, in prima persona, il titolo del sito che è nato dalla pubblicazione del mio libro “Vivo altrove” (che peraltro non è nemmeno stato nominato). Sono una giornalista, e scrittrice, se ha un senso distinguere queste due professioni. Mi ha fatto sorridere il modo in cui è stata presentata anche Michela Murgia: “Giovane (è del ’72…), MA grande scrittrice”. Questa affermazione, quella piccola sillaba “ma”, ha fatto sorridere, di amarezza, me e il piccolo gruppo di giovani, ex o attuali stagisti, che mi stavano attorno: tutti relegati in un angolo dello studio. A volte, non solo le parole, ma anche le immagini, e pure la distribuzione spaziale, hanno un senso ben preciso, ancorché involontario, ancorché subdolo. Di fronte a noi “giovani precari”, dall’altra parte della platea, c’era un manipolo di personaggi con giacca nera e fazzoletto verde all’occhiello, una specie di claque dell’onorevole leghista Andrea Gibelli: la simbologia era chiara, contrapposta in modo plastico e simbolico.
Le parole, si diceva, hanno un peso specifico molto importante. Quel piccolo “ma”, messo da Gad Lerner, voglio sperare in modo involontario (e forse anche qui sta il punto…), dopo la parola “giovane” e prima delle parole “grande scrittrice” è stato come un pugno nello stomaco. Noi “giovani”, tutti seduti composti nella parte sinistra dello schermo, abbiamo fatto un salto sulla sedia. Abbiamo sussultato solo noi, d’altronde il resto dei presenti in studio probabilmente non ci ha fatto nemmeno caso. Perché è proprio questo il giro di volta, la spiegazione che è mancata ieri sera: noi ce ne andiamo dall’Italia anche e soprattutto perché è questo l’unico Paese in cui essere giovani preclude la possibilità di essere “grandi scrittori”, “grandi medici”, “grandi architetti”… Quanti anni aveva Kafka quando ha scritto “La metamorfosi”? Trenta, uno meno degli anni che ho io in questo momento. Non era già uno scrittore geniale, un grande scrittore? Quanti anni ha Zapatero, che la settimana scorsa ha annunciato la sua uscita dalla politica? Quarant’otto: si dirà che era giovane, ma…?
Ci pensavo stamattina, all’alba, mentre aspettavo in albergo che Michela Murgia mi raggiungesse per la colazione. Leggevo una bella intervista a Javier Cercas (classe 1962) che Elisabetta Rosaspina pubblica oggi nel Corriere della Sera. La frase che più mi ha colpito dell’autore di “Soldati di Salamina” appare nel sottotitolo: “uno scrittore può mancare di esperienze di vita, non di letture”. Un grande scrittore, un grande medico, un grande architetto… non è grande perché ha vissuto a lungo, è grande perché, tuttalpiù, ha investito molto tempo nella sua preparazione, nello studio, nella formazione. Essere giovani eppure bravi nel proprio mestiere non è impossibile, lo dimostrano le centinaia di storie che ho raccolto negli ultimi anni. Altrove è possibile, in Italia, se siamo messi così, pare proprio di no. Quando Michela mi ha raggiunto, stamattina, per la colazione, ancora non aveva riflettuto sulla piccola svista, quella piccola sillaba pronunciata da Lerner durante la sua presentazione, ma sono sicura che nemmeno a lei ha fatto molto piacere. “La televisione è così”, mi ha detto Michela. La stessa frase me l’ha detta, ieri sera, poco prima di andare a dormire, Omeya Seddik, politologo e ricercatore tunisino che fino a pochi mesi fa viveva in Francia e ha recentemente deciso di rimpatriare, sull’onda dell’euforia che il suo Paese vive da qualche mese. Sì, mi sono detta, la televisione è così. Ma è un peccato che anche in una trasmissione seria, condotta da un “grande giornalista”, si ascoltino cose di questo tipo e non si possa nemmeno avere il diritto di replica. Anche solo per spiegare che c’è stato un errore, che noi giovani relegati in quell’angolo di video avevamo voglia si spiegare a Gibelli che non aveva capito niente, di dire che io me ne sono andata dal Veneto (dalla città in cui governerà di nuovo, nel caso qualcuno pensi che negli ultimi anni non l’ha fatto comunque, il personaggio quanto meno imbarazzante che tuonava in trasmissione da una registrazione di Radio Padania) anche perché a sopportare questa situazione non ce la facevo più. Sono un’erede dell’Orda di veneti con la valigia di cartone che, come ha raccontato splendidamente Stella in uno dei suoi tantissimi libri, ha letteralmente invaso l’America nel secolo scorso. E non me ne vergogno. Non mi vergogno di dire che ben vengano i tunisini, se sono disposti ad accettare questi compromessi, ad essere considerati un’Orda, uno Tsunami (a proposito, qualcuno spieghi per favore ai redattori della Padania cosa vuol dire questa parola). E non mi vergogno a sperare che proprio da lì, dalla sponda Sud del Mediterraneo, arrivi l’energia che manca a noi giovani italiani per sconfiggere questi pregiudizi. Non ce l’abbiamo questa energia, si è dimostrato nella manifestazione, spoglia, di sabato scorso. Che venga da lì: Orda nordafricana, evidentemente abbiamo proprio bisogno di voi.
Fuga: quanto mi costi?
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14 marzo 2011 |
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Eravamo rimasti ai dati diffusi all’inizio dell’anno da una ricerca di Confimprese e dal Sole 24 Ore, che parlavano di un costo pari a 6 miliardi di dollari per tutti i laureati che ogni anno lasciano l’Italia. Altri dati diffusi qualche settimana fa dall’Istituto per la Competitività (Icom) e ripresi in questi giorni dalla Stampa parlano di altri 200 milioni di euro annuali persi tra il 2000 e il 2009 in brevetti depositati all’estero da scienziati italiani.
Se ne parla quindi ancora ma non se ne parla ancora abbastanza?
È o no un’emergenza?
Un identikit e qualche dato sulla “fuga”
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3 gennaio 2011 |
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Iniziamo l’anno con un post dedicato a una buona notizia: finalmente possiamo dare qualche numero o azzardare approssimazioni sulle dimensioni e le caratteristiche della nuova emigrazione italiana. Nelle ultime settimane abbiamo raccolto informazioni dai dati dell’Istat, dalla pubblicazione del rapporto della Fondazione Migrantes, da uno studio che ha condotto Sergio Nava (conduttore del programma Giovani talenti su Radio 24) e dal sondaggio che proprio questo blog ha lanciato nel sito di Repubblica.
Iniziamo con i numeri, le cifre. Scriveva Sergio Nava nel Sole 24 Ore il 20 dicembre scorso:
È abbastanza realistico stimare in circa 60mila i giovani “under 40” che lasciano l’Italia ogni anno. Sulla base di almeno due dati: il primo proviene dall’Anagrafe Italiani Residenti Estero (Aire), secondo cui ben 316.572 giovani non ancora quarantenni hanno lasciato il Paese tra il 2000 e il gennaio del 2010. Il flusso ufficiale è dunque pari a poco più di 30mila l’anno. Secondo vari sondaggi indipendenti, però, solo un espatriato su due si iscrive normalmente all’Aire (nonostante l’iscrizione sia obbligatoria). Il dato andrebbe dunque moltiplicato per due, per avere stime più ufficiose: in questo modo combacerebbe con la recente ricerca di Confimpreseitalia, che ha stimato proprio in 60mila i giovani emigranti, ogni anno. Quel che è più preoccupante, per Confimprese italia il 70% di loro sono laureati. Si tratta di capitale umano qualificato che lascia il Paese.
Secondo i dati Istat, sull’espatrio dei laureati nel 2008 (6552 unità), il costo per il sistema-Italia in termini di capitale umano trasferito ammonterebbe a 851milioni e 760mila dollari. Come premesso, i cambi di residenza riflettono solo in parte il totale dei trasferimenti. Basandoci invece sulla ricerca indipendente di Confimpreseitalia, possiamo stimare una quota annua di oltre 45mila laureati che emigrano, con un costo astronomico per l’Italia: quasi sei miliardi di dollari. Pochi di loro fanno normalmente ritorno, producendo ulteriore ricchezza all’estero.
Continuiamo con i costi che questo “dissanguamento” provoca.
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È passato il ddl Controesodo
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23 dicembre 2010 |
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“Il disegno di legge che dispone incentivi fiscali per agevolare il rientro di lavoratori che hanno preferito trasferirsi all’estero è diventato legge”. Con queste parole oggi le agenzie e i principali giornali nazionali davano la notizia dell’approvazione in Senato, dopo quella della Camera avvenuta in maggio, del progetto bipartisan “Controesodo“. È una bella notizia, qualcosa si muove. Sono incentivi fiscali: “fino a 25 mila euro di credito di imposta l’anno per un massimo di tre, per i talenti comunitari, con almeno due anni di residenza in Italia, non solo ricercatori, che vogliano tornare a lavorare nella Penisola”.
È un primo passo, ci vorranno adesso nuove iniziative che mettano le aziende italiane nelle condizioni di poter assorbire queste forze volenterose di ritorno. Ci vorranno cambiamenti nella mentalità stessa delle imprese italiane, del tessuto sociale, delle politiche lavorative… Ci vorrà una buona rete, che funzioni, proprio come è funzionato il tam tam di “Controesodo”… ci vorrà tempo e buona volontà.
Ma è comunque una buona notizia. Peccato che sia arrivata lo stesso giorno dell’approvazione della Riforma Gelmini: un piccolo passo in avanti, un grande passo indietro. Chi riesce a tenere il passo di questo passo?
Buona notte, che il sonno porti consiglio!