Concorso Vueling – Punti fermi. La storia di Nadia

Pubblicato il: | 4 febbraio 2011 | 8 commenti |

Vivo altrove da sempre. Quando sono nata, nel cuore dei miei genitori c’era l’Italia del Sud: il sole che scalda le pietre, i campi di grano, la cipolla stesa per terra ad essiccare, i pomodori in bottiglia e la tenda di fili in plastica appesa alla porta di casa. La loro terra ce l’avevano dentro, ma vivevano altrove. Io sono nata «altrove».

L’Italia la vedevo una volta l’anno. Per arrivarci ci volevano due giorni e due notti di viaggio. L’Italia era un Paese fantastico, stava sopra una collina e da lì si vedeva il mare. Era il paese dei castelli di sabbia, le salamandre sul muro, i salti dai gradini della chiesa, le merende con pane, olio e zucchero. Non parlavo italiano come gli altri bambini ma ero brava a giocare a campana e questo bastava per essere loro amica.

Ho continuato a vivere altrove e a “tornare” in Italia nei mesi estivi fino al mio primo bacio, sui gradini di quella stessa Chiesa. Poi le estati sono diventate brevi e l’Italia troppo grande per entrare nello spazio di una stagione.

E un giorno sono partita. Più lontano di “altrove”. Nei luoghi dove la Terra brucia, dove l’aria sa di zolfo e carbone e i giorni sono vicoli ciechi. Luoghi di lacrime e macerie, polvere e sangue. Luoghi dimenticati dai telegiornali, seppelliti dal silenzio, strozzati dall’odio. Tra i ricordi di quegli anni c’è un vecchio: la pelle scura, gli occhi blu come lapislazzuli, il viso rigato dal tempo, ogni ruga come il letto di un fiume in secca e un ultimo rivolo di lacrime che annegava l’iride senza bagnargli il viso. Mi chiese:

- Com’è l’Italia? È vero che da voi non c’è guerra?

- Si signore è vero…

- Dev’essere bello

- Si signore, è bella l’Italia…

Sono tornata sui luoghi della mia infanzia molte estati dopo. Il paese era intatto, il tempo sembrava essersi fermato a 15 anni prima. Le case, le strade, persino le buche nell’asfalto erano rimaste al loro posto; e la Fiat 126 di zio Tonino, sempre parcheggiata sotto la tettoia. C’è qualcosa di rassicurante nell’immobilità delle cose: punti fermi in un mondo che gira, che vacilla, che cambia, che disorienta. Ho incontrato Lello, quello del bar che mi vendeva i ghiaccioli a 300 lire…  il bar non esiste piu’; la saracinesca è crivellata di colpi.

- Mi hanno detto che fai la Crocerossina tu… in giro per il mondo, brava figlia…!

Gli chiedo di Paolo cosa fa, dov’è. Paolo è agli “arresti dommicilari”, mi dice nel suo miglior italiano. E Domenico – te lo ricordi a Domenico? – quello l’hanno messo dentro, e pure a Ciro, dentro pure lui.

Ciro. Quello che tagliava le code alle lucertole e dava fuoco ai formicai. E Francesco, Rosetta… gli altri ?

- Eh. Francesco chell’è bravo, sta a Zurigo, int’a Svizzera, fa o’ chef. Rosetta ‘a figli‘e Peppino? Chella se n’è giuta con lo straniero. Se ne sono andati, se ne sono andati tutti… e che facevano qua? Chess’è nu paisi immerd. Accà ogni iorn è ‘na guerra… Voi giovani, bisogna che ve n’andate.

Tornando indietro lungo la strada principale del paese mi fermo a ricordare le corse in bicicletta. Chiudo gli occhi: vinceva chi prendeva più buche senza cadere. Eravamo fortissimi.

Riapro gli occhi e non posso far a meno di chiedermi: cosa resta di un Paese, quando i punti fermi che rassicurano, confortano, rincuorano… sono buche nell’asfalto?

Commenti

8 commenti a “Concorso Vueling – Punti fermi. La storia di Nadia”

  1. Martin Esposito
    5 febbraio 2011 alle 09:07

    Brava! Veramente ben scritto e per niente banale! Piacevolissimo…

  2. Lella
    6 febbraio 2011 alle 14:41

    Molto intenso e genuinamente sentito. Bravissima!!!

  3. Alessandro
    7 febbraio 2011 alle 03:49

    Ricordo quelle buche sull’asfalto anche io…
    e anche io vivo altrove, perche’ casa mia non ha un tetto, ne mura, non ha porte ne finestre, ma mi protegge ovunque mi trovi.

  4. adele
    19 febbraio 2011 alle 14:48

    Il tuo racconto, nostalgico- vintage è commovente. Ha il sapore malinconico dell’infanzia del sud, a venti anni di distanza.Ho amato te e zio Tonino…
    Il mio voto è8

  5. paolanita
    23 febbraio 2011 alle 16:27

    molto molto bello!!!Complimenti, mi ha emozionata!

  6. M.
    10 marzo 2011 alle 19:49

    Il mondo, come lo vedevamo da bambini, era bellissimo, semplice, immenso.
    Mi sentirei una persona di successo se riuscissi, ora che sono grande, a realizzare anche solo un pezzetto di quella visione. Non mi posso arrendere.

  7. Armonica
    27 marzo 2011 alle 12:56

    Cara Nadia, questo non è soltanto un racconto, è poesia. Spero che, se non ti ha preso la passione per scrivere, ti venga ora e che ci doni altre storie poetiche come questa. Anch’io amo scrivere: se vuoi dare un’occhiata a questo video…
    http://www.youtube.com/watch?v=EqsrI8JGT1g

    Ciao, e complimenti ancora per la tua storia e per il premio.

  8. Larry
    27 marzo 2011 alle 15:19

    Bah…

    Noioso e stucchevole… mi chiedo come possa avere vinto…

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