Concorso Vueling – L’Italia dalla luna: la storia di Martin

Pubblicato il: | 2 febbraio 2011 | Nessun commento |

Non ho da proporre un altro racconto improntato all’allontanamento e alla scoperta a questo pubblico. Non potrò neanche condirlo con borse di studio, fidanzate o missioni di lavoro.

L’altrove nasce congenito, in me e con me. Io invece nasco soltanto in Italia, e all’età di novanta giorni la mia famiglia rientra nel Regno Unito. Ma la mia istruzione è squisitamente italiana, fino al Liceo Classico ed oltre, incluso naturalmente il servizio di leva. Semplicemente coltivo la mia alterità in parallelo, durante le vacanze o tra le mura domestiche e di selezionate istituzioni, tra cui ritrovi notturni mirati ad un pubblico anglosassone. Non mi dilungo, ma il punto di normalizzazione fu senz’altro una vetta professionale raramente accessibilie ad uno straniero: insegnante di lingua inglese, ad Oxford, di insegnanti inglesi di madrelingua inglese durante la formazione all’insegnamento dell’inglese, appunto.

Non ho mai sentito alcuna alienazione nell’esistenza quotidiana che si svolgeva e si svolge tra Roma e Londra. Non ho avuto bisogno di applicare protocolli – propri più al commercio a mio avviso – alla mia scelta di identità: dove si sta meglio, dove c’è più sole, dove si guadagna di più o dove si trovino le amicizie sono tutti criteri di analisi che distraggono.

Ero libero di occuparmi del demone dell’appartenenza, la voce ora forte che chiede, in soldoni, quale terra dovrà un giorno accogliere le mie ossa, in base ad un diritto e non alla convenienza. Ho messo in gioco tutto: divido i miei momenti di vita, la mia famiglia è biculturale, bilingue mia figlia; il mio mestiere di interprete, scelto appositamente, rappresenta un ponte naturale.

Ma trovo risposte inadeguate, nei singoli mercanti di cultura e nelle istituzioni che creano collegamenti solo commerciali – e intendo di entrambi i paesi. La definizione di cittadino appartenente ad un gruppo residente a distanza sfugge a tutti: nessuna finestra per descrivere la nostra patria vista dalla luna e non nel dettaglio minuto, nessun tramite per reimportare a casa nostra buone pratiche apprese fuori. Solo due campanili, la pizza nostalgica o il progressismo sprezzante.

Lascio quindi traccia, almeno del mio impegno. Delineo un segno di presenza, sia pure a distanza, ma sollevato da particolarismi e da localizzazione. Forse non mi consente, questa prospettiva, di capire tutto; ma forse mi attribuisce il valore aggiunto di una qualche oggettività in più; forse, inoltre, il paesino, la parrocchia, l’assessore e il farmacista non vengono valutati in base a quanto ne fruisca io, ma come dato che abbiamo, da cambiare o conservare; il dialetto e le tradizioni come appendice imprescindiblie, col quale almeno confrontarsi in chiave culturale, non utilitaristica.

Forse, infine, qualche volta è legittimo desiderare che l’amore abbia frontiere.

Martin Esposito vive a Londra e lavora principalmente a Londra e a Roma.

Contatti e blog dedicato sul suo sito www.hotelbigcitymartin.com

Commenti

Lascia un commento





Pubblica la tua storia Acquista il libro

Iscriviti al feed di Vivo altrove

  • Ultimi articoli

  • Categorie Blog

  • Link a Associazioni e Iniziative

  • Link a Blog di italiani nel mondo

  • Link a Blog e siti di News

  • Link a Siti istituzionali

  • Condizioni

  • Amministra sito