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Articoli pubblicati nel mese di novembre 2010

Io non ci sono riuscito… ancora! – La lucida testimonianza di un imprenditore, dall’Italia

Pubblicato il: | 29 novembre 2010 | 10 commenti |

Ho 44 anni.
Sono ingegnere informatico ed ho sempre lavorato, ancora prima della laurea. Ho avuto esperienze in aziende grandi e piccole, come consulente e come dipendente. Oggi ho una piccola azienda che sviluppa software e fornisce servizi sistemistici. Io dico di avere una bottega artigiana, perché il nostro lavoro in realtà è molto simile all’artigianato: realizziamo pezzi unici perfettamente modellati sulle esigenze dei Clienti: come una sartoria insomma!
Ho lavorato e studiato anche all’estero. In Svizzera, in Francia e negli States. Potrei raccontare tutto quello che gli altri amici hanno scritto: meritocrazia, servizi, soddisfazione, qualità della vita, professionalità dei colleghi.
Perdonatemi, ma anche sta storia della pizza e del cielo blu non regge. In Italia piove (da quarant’anni ormai) e la migliore pizza della mia vita l’ho mangiata a New York.

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Ossigeno – la storia di Giulietta da Londra

Pubblicato il: | 20 novembre 2010 | 7 commenti |

Sono all’estero da 15 anni , prima in Olanda, poi a Londra. Me ne sono andata per molte ragioni: la mentalità provinciale, la mancanza di rispetto, il sessismo, la mancanza di prospettive lavorative per una laureata DAMS (corso di Laurea che dovrebbe trasformarsi radicalmente per avere un senso). All’estero ho trovato subito lavoro per compagnie teatrali, un contratto regolare con regolari ore di prove. Mi sono iscritta ad Equity e l’iscrizione annuale prevedeva anche l’assicurazione per artisti nel teatro. In Italia nulla di ciò: gli orari erano improvvisati, il rispetto poco. Qui a Londra ho trovato supporto, la gente ti incoraggia e ti dà anche delle dritte vedendo che tipo di capacità hai: in Italia era solo invidia, meschine gelosie, e crescita professionale zero!

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Da Roma alla California: viaggio di sola andata

Pubblicato il: | 17 novembre 2010 | 31 commenti |

Me ne sono andato dall’Italia perché non mi veniva offerta nessuna possibilità concreta. Avevo viaggiato per la prima volta in California nel 1993 e l’America mi era piaciuta da subito. Poi sono tornato nuovamente nel 1995-1996, per un anno di studio al college. Studiai a San Diego e dopo l’anno accademico rientrai in Italia per ultimare i miei studi universitari in legge a Roma. Con una laurea in giurispridenza in tasca, buona conoscenza dell’inglese e di vari software informatici non riuscivo a trovare nessuna proposta concreta in 9 mesi di seria ricerca di un posto di lavoro. Nei vari colloqui di lavoro affrontati, o mi dicevano che ero troppo qualificato o che non avevo la minima esperienza nel settore.

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“Arrivederci Italia?” – Londra, 26 novembre

Pubblicato il: | 11 novembre 2010 | 1 commento |

The Italian Bookshop in collaborazione con
Bocconi Alumni Association, London ed Italians of London
vi invita all’incontro:

ARRIVEDERCI ITALIA?
Ospiti Claudia Cucchiarato e Sergio Nava
in conversazione con Daniela De Rosa.
Interviene Andrea Valdambrini.

Perché molti giovani italiani  lasciano il Paese per vedere riconosciute le loro qualità e il loro diritto al lavoro?
Entrambi gli autori, attraverso i loro libri e il loro lavoro giornalistico, indagano la nuova e massiccia emigrazione professionale di talenti, dall’Italia verso il resto del mondo.

L’incontro avverrà venerdì 26 novembre alle ore 18.30
presso il teatro della
Scuola Italiana a Londra
154 Holland Park Avenue – W11 4UH

Free event but booking essential
rsvp: arrivedercitalia@italiansoflondon.com

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Claudia Cucchiarato, giornalista freelance lavora per L’Unità e La Repubblica

Sergio Nava, giornalista lavora per Radio 24 – Il Sole 24 ore

Daniela De Rosa, giornalista freelance collabora con diverse riviste (Anna, Donna Moderna, Elle, D - La Repubblica delle donne)

Andrea Valdambrini, corrispondente da Londra per Il Fatto Quotidiano, si occupa del canale web Cervelli in fuga

Arrivederci, Italia: Why Young Italians Are Leaving è il titolo di un articolo apparso sul Time

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L’incontro di Londra sarà il primo di una (speriamo lunga) serie di eventi nei quali io e Sergio Nava ci impegnamo ad ascoltare gli italiani che vivono all’estero e a raccogliere le loro proposte per rendere l’Italia “un Paese per giovani”.

Chi volesse fare proposte o considerazioni sull’iniziativa, può commentare questo post, oppure inserire i propri commenti nella pagina “Appuntamenti e proposte” del Manifesto degli Espatriati:
aiutateci  ad ampliare il punto 10 del Manifesto.

Grazie!

Claudia Cucchiarato

Il Giuramento del Ricercatore Precario

Pubblicato il: | 10 novembre 2010 | 1 commento |

Prendendo spunto dal giuramento d’Ippocrate ho scritto il giuramento del ricercatore precario:

Giuro per Apollo medico e per Asclepio
e per Igea e per Panacea e per tutti gli Dei e le Dee,
chiamandoli a testimoni che adempirò
secondo le mie forze e il mio giudizio
questo giuramento e questo patto scritto.
Giuro di investire tempo, denaro, risorse ed energie
nella formazione universitaria
senza chiedere nulla in cambio,
nè denaro, nè contratti, nè un impiego stabile.
Giuro di passare le notti insonni
a preparare progetti, scrivere articoli, strutturare lezioni.
Giuro di passare la domenica e il giorno di Natale
nei laboratori vuoti perchè qualcuno deve seguire le ricerche.
Giuro di partecipare a ogni bando e concorso
sperando in un assegno di ricerca o in una borsa di studio.
Giuro di non farmi una famiglia nè avere figli;
giuro di non prendere mai in affitto un appartamento
quando posso accontentarmi di una stanza doppia.
Giuro di non sperare più nel futuro
e soprattutto giuro che faccio questo lavoro solo per amore.
Conserverò pia e pura la mia vita e la mia arte.
Se adempirò a questo giuramento e non lo tradirò,
possa io godere dei frutti della vita e dell’arte,
stimato in perpetuo da tutti gli uomini;
se lo trasgredirò e spergiurerò,
possa toccarmi tutto il contrario.

di Simona Ruffini

http://uncervelloinfuga.blogspot.com/2010/11/4-il-giuramento-del-ricercatore.html

Sara: ho lasciato per sempre l’Italia

Pubblicato il: | 9 novembre 2010 | 13 commenti |

Ho 43 anni e da 5 vivo a Berna, nella Svizzera tedesca.
Non è la mia prima esperienza all’estero, ma so per certo che questa volta non tornerò, come invece avevo fatto in passato, con la vana e assurda speranza che in Italia potesse cambiare qualcosa.
Sono un International sales manager, specializzata in mercati asiatici, ho una laurea, parlo 4 lingue e ho molti anni di esperienza sui mercati internazionali.
Quando nel 2004, come molte aziende in Italia, l’azienda dove lavoravo chiude, mi ritrovo dopo anni a dovermi rimettere sul mercato del lavoro.
Sono fiduciosa e penso che presto troverò un nuovo lavoro.
Che illusione! Ho inviato più di 600 curriculum, ho fatto tantissime interviste con recruiters incompetenti e con aziende dalle richieste assurde… in più come donna ho dovuto anche subire i soliti luoghi comuni italiani.
Mi sono allora detta “adesso basta” questo paese non ha più niente da offrirmi e ho cominciato ad inviare il mio curriculum in Europa e dopo solo due mesi sono stata chiamata dalla ditta con la quale attualmente lavoro.
Qui conta solo se sai fare il tuo lavoro, non importa chi sei o da dove vieni o se sei una donna… se dimostri di saperci fare, ti apprezzano e ti stimolano a migliorare.
Così quattro giorni dopo aver ricevuto la conferma del mio contratto, sono partita, lasciandomi alle spalle la mia vita italiana, per sempre.
Certo l’Italia è il mio paese e mi manca, mi mancano la mia famiglia e i miei amici, ma non tornerò in un paese che si sta rivoltando su stesso, dove se si pensa al futuro… si sente pesantemente il vuoto che si è formato.
Ora dopo 5 anni, posso dire che ho fatto la scelta giusta, certo non è tutto rose e fiori qui, ma certamente ciò che ho ottenuto qui, non l’avrei neanche potuto sognare in Italia.
Non so se resterò qui per sempre, ma di certo non tornerò in Italia.

La proposta di Marco: viaggio Copenhagen-Salerno per incontrare italiani prima di Natale

Pubblicato il: | 7 novembre 2010 | 7 commenti |

Cari tutti.
Tramite alcuni amici ho scoperto con piacere il vostro sito. Buona idea per connettere italiani che vivono all’estero!

Sono un italiano di 31 anni che vive in Svezia, dove lavoro nella didattica in un’università.

Condivido volentieri con voi una mia idea che per il momento è molto aperta e sta ricevendo diversi feedback.

La mia idea iniziale era di scendere con il treno poco prima di Natale e trovare nel mio cammino appuntamenti con gruppi di Italiani che vivono all’estero e che condividono il desiderio di valorizzare i talenti italiani in patria. Sarei in viaggio dal 17 al 22 dicembre (circa). Sogno di incontrare anime affini con cui avere cene, incontri, e raccogliere foto e video durante il tragitto.

Durante il mio viaggio vorrei “intervistare” – ma è più semplice dire connettermi- con gli italiani che come me vivono all’estero e vorrebbero contribuire ad un cambiamento profondo per il nostro Paese.

Su Repubblica (e ci sono altre iniziative simili) ci si è chiesti ultimamente quali sono le storie degli italiani all’estero. Ci si chiede spesso “Cosa vi ha spinto a lasciare l’Italia?”. Ottima domanda davvero. Leggendo tutte le storie degli emigrati come me però mi prende spesso un senso di sconforto e disillusione. Vorrei partire da questa stessa domanda ma tentare di esplorare la speranza di cambiamento. Chiederei alcune semplici domande del tipo:

-”A che condizioni torneresti in Italia? Per quale tipo di Italia saresti felice di tornare?”
-”Qual è il cambiamento più importante di cui l’Italia ha oggi bisogno?”

-”Cosa possiamo fare insieme dall’estero per aiutare in questo processo di cambiamento?”

Se si raggiungesse un certo numero si potrebbero fare alcune di queste tappe insieme con altri italiani che condividono il percorso. Ad ogni modo sarebbe una bella esperienza per me, e nella misura in cui saremmo capaci di raccogliere documentazione di questa Italia che è viva e che spera ancora, potrebbe essere fonte di ispirazione per altri italiani all’estero e in patria.

Sarei in viaggio dal 17 al 22 dicembre in treno e autobus- date ancora da confermare. A partire da Copenhagen passando per il centro Europa ho tutte ipotetiche per ora in mente. Man mano che estendo l’invito e ricevo risposte l’idea si farà sempre più concreta.  La mia destinazione finale è in provincia di Salerno.

La mia domanda per voi e per voi è:  hai/avete contatti cui possiamo estendere questo invito? Ogni tipo di aiuto nel diffondere l’iniziativa è benvenuto.
Grazie ad ogni modo!
Marco
eccemarco@gmail.com

Esperienza nel … tentare il ritorno?

Pubblicato il: | 5 novembre 2010 | 1 commento |

Ho lasciato l’Italia nel 1982 e sono ritornato nel 2000. Poi fuggito di nuovo per qualche anno. Sempre o quasi negli Stati Uniti. Adesso che sono di nuovo in Italia mi sto preparando ad un’altra partenza. Ho pensato che a quelli che sono in fuga possa essere utile sapere qualcosa anche da quelli che … hanno tentato il ritorno. Qualche tempo fa ho scritto un libretto sulla mia esperienza di ormai-stranierizzato-che-ritorna-in-Italia nel mio blog:

 www.americotaliano.it

Magari a qualche expat serve, certamente ha fatto (sor)ridere un po’ di amici e conoscenti.

Ottima iniziativa, congratulazioni!

La storia di Simona – Ricercatrice in Canada

Pubblicato il: | 2 novembre 2010 | 1 commento |

Sono emigrata in Canada cinque anni fa con un misto di paura e di curiosità. Subito dopo essermi laureata mi è stata offerta l’opportunità di un progetto di ricerca di sei mesi in Ontario dopo il quale sarei tornata in Italia e avrei ripreso la mia vita si sempre e cercato un lavoro. I sei mesi si sono trasformati in un anno, e l’anno si è trasformato in tre anni di dottorato al quale sta seguendo un anno di post-dottorato. Non sono partita per il Canada con l’idea di realizzarmi nel campo della ricerca, ma una volta partita tutto è stato talmente facile che non ho avuto la forza di rinunciarvi per tornare in Italia e aspettare e battermi per un futuro del tutto incerto. L’Italia mi manca, ed il senso di colpa per averla lasciata rimarrà sempre una ferita aperta. Qui in Canada sono stata fortunata. Mi sono state offerte opportunità senza nemmeno dover fare troppa fatica per cercarle. Non so dire se in Italia avrei avuto la stessa fortuna, perché ad essere onesta non le ho nemmeno dato un’opportunità. Ma lsciare tutto quello che ho trovato qui in Canada per un qualcosa di incerto in Italia ora mi suscita più paura di quando ho lasciato l’Italia la prima volta.

Dall’Erasmus alla sala operatoria – La storia di un medico dalla Francia

Pubblicato il: | 2 novembre 2010 | Nessun commento |

Nato in Italia e innamorato della mia terra, nei miei sogni pensavo di fare qualche esperienza all’estero e poi vivere nella città della mia infanzia. Al V anno di medicina, vinco una borsa Erasmus per la Francia, grazie al fatto che parlavo discretamente il francese e avevo una media alta. A parte l’esperienza umana ricchissima e i 1000 incontri di ragazzi di tutta l’Europa, sono stato colpito dalla formazione medica a partire dagli studenti, che rapidamente venivano messi nelle condizioni di “gestire” un paziente, passando per gli specializzandi, capaci di affrontare la maggior parte delle situazioni, fino agli assistenti (post-specializzazione), che gestivano da soli il 95% dei pazienti e venivano aiutati da un collega più anziano (spesso quarantenne) per i casi più complessi. In campo chirurgico, tutto ciò è particolarmente impressionante per uno studentello abituato a vedere operare solo i professori! Ho avuto la fortuna di incontrare un primario appassionato dell’insegnamento e esterofilo, che mi ha insegnato le basi della chirurgia e guidato nel periodo della specializzazione , fino ad accogliermi nel 2009 nel suo reparto come assistente universitario per 2 anni.  Tale titolo può far rabbrividire gli italiani che frequentano gli ambienti accademici perché si riferisce spesso ai portaborse sottopagati e frustrati che aspettano il loro turno per un posto “vero” oppure ai ricercatori che a 45-50 anni continuano a dover sottostare alle bizzarrie di un ordinario dispotico. Per fortuna, qui non è così! Ho uno stipendio rispettabile, lavoro circa 48 ore a settimana in un reparto di alta specializzazione, godo di un’indipendenza invidiabile nella clinica e nell’insegnamento, ho la possibilità di fare ricerca a buon livello, ho il mio spazio in sala operatoria (1 seduta ogni settimana in cui posso operare i miei pazienti) e assisto i chirurghi più anziani  2 o 3 giorni a settimana (e spesso sono io che opero e loro mi aiutano). Cosa volere di più? Il mio contratto scadrà tra 1 anno e sono contento perché due anni sono sufficienti e ciò permette a tanti neo-specialisti di completare la loro formazione. Cosa farò? Se l’Italia fosse un paese normale, potrei immaginare di proporre le mie competenze in un centro di eccellenza ma mi mancano 3 cose: i capelli grigi, una tessera di partito (o della P3) e soprattutto la voglia di rimettermi a fare quello che facevo da studente, cioè prendere pressioni e fare medicazioni. Ovviamente starò all’estero….

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