Archivio

Articoli pubblicati nel mese di ottobre 2010

Zaino in spalla e via – da Barcellona la storia di Sara, appassionata e sincera

Pubblicato il: | 16 ottobre 2010 | 17 commenti |

Il 1 Maggio di due anni fa piangevo.

Lo zaino se ne stava aperto, per terra, dentro la mia casa comprata da poco. Lo guardavo aspettando che mi desse una risposta, che mi dicesse lui dove andare e invece, quello che succedeva, era che si stava rapidamente riempiendo di lacrime. Ero disperata. Ma davvero! Avevo perso il lavoro da un anno e mezzo, per connettermi e cercare lavoro in Internet come freelance ero costretta a fare 15 chilometri in macchina perché la zona del mio appartamento non era coperta da ADSL. Come se non bastasse  Silvio aveva di nuovo vinto le elezioni.

Avevo molta paura di andare via. Di lasciare i miei amici, la casa appena comprata… per che cosa? Per fare che cosa? Per andare dove? Non lo sapevo proprio. Sapevo però che sarei soffocata se avessi continuato a vivere nella mia città. Treviso.

Leggi tutto »

La bella riflessione di Fabio da Sydney

Pubblicato il: | 16 ottobre 2010 | 2 commenti |

Ho 38 anni e questa è la mia storia. Figlio di un pilota Alitalia, ho sin da piccolo amato viaggiare e conoscere altri paesi e culture. Durante gli studi ho partecipato a due Erasmus, uno in Francia a Lione ed uno in Irlanda a Dublino che mi hanno aiutato ad aprirmi mentalmente e confrontare il sistema italiano (e riconoscerne i difetti) con altre realtà.

Ho fatto una tesi di laurea sull’Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico che mi ha portato a ricercare materiale a Singapore e Sydney. Una volta laureato in economia ho iniziato ad appassionarmi ad internet e creato un directory online sui siti sul lavoro nel mondo per aiutare chi, come me, era alla ricerca di lavoro all’estero. Fatto uno stage all’ICE di Kuala Lumpur e lavorato per sei mesi all’ICE di Ho Chi Min sono tornato in Italia. Fortunatamente dopo qualche mese mi è arrivata una proposta dalla camera di commercio italiana a Sydney in Australia, dove risiedo dal 2001.

Leggi tutto »

Il ballo di San Vito – la storia di Marco, chi è?

Pubblicato il: | 15 ottobre 2010 | 2 commenti |

Chi è Marco?

Agitatore culturale, nato, in una piccola provincia italiana-Parma, nel 1975: l’anno in cui Bruce Springsteen scrisse Born to Run… forse non è un caso. Da quell’anno in poi, infatti, Marco non avrebbe più smesso di correre, scappare, vagabondare, zigzagare… Insomma Marco è una persona inquieta che s’innamora di tutto!

Ogni paese un’emozione? Quale?

Leggi tutto »

Mondi Possibili – una storia da Londra e altro

Pubblicato il: | 13 ottobre 2010 | 15 commenti |

Ho compiuto da poco venticinque anni, ventiquattro dei quali vissuti nell’amena Brianza, dove, principalmente, il sabato sera si prende la macchina, si attraversa la nebbia, ci si trova al solito pub con gli amici e ce la si racconta, e Milano è “così vicina, così lontana”, e per raggiungerla ci sono ore di viaggio su treni non sempre puntuali, con l’Ipod unico amico per tenersi svegli nel quotidiano pendolare.

Quasi due anni fa, era una domenica sera, per fare una cosa originale, e non mossa da motivazioni razionali, cliccai “submit” e inviai la mia application per un internship in una banca d’investimento a Londra.

Verso Natale, mi chiamarono per fare il colloquio, e a me sembrò che fosse uno scherzo.

A gennaio, in una fine pioggerellina, mi presentai a Londra e, controllai sulla cartina mille volte per essere sicura di non aver sbagliato strada e, prima di entrare per il suddetto colloquio, mi feci il segno della croce davanti al palazzo.

Il palazzo dove ora entro ogni giorno strisciando il mio badge, e quella strada che ora faccio tutti i giorni.

To be honest, fino a quel giorno di circa due anni fa, avevo sempre pensato che, dopo la laurea, mi sarei sposata, e avrei vissuto esattamente dove avevo vissuto fin da quando ero nata, perchè nella mia mente, quello era l’unico mondo possibile. Era il mio posto.

Leggi tutto »

Architetto a Helsinki – la storia di Luca

Pubblicato il: | 12 ottobre 2010 | 11 commenti |

Mi sono trasferito stabilmente a Helsinki, in Finlandia, nel 2003 dopo aver conseguito una laurea breve in architettura presso lo IUAV di Venezia. Nel 2001 ero stato studente Erasmus presso il TKK (ora Aalto University), dipartimento di architettura, a Helsinki. Ho notato subito la differenza nell´organizzazione dell´universitá finlandese rispetto a quella italiana: numero di studenti adeguato alla struttura, spazio di lavoro per tutti (importante in un´università di architettura), laboratorio del legno utilizzabile da tutti gli studenti,  burocrazia veloce, rispetto degli orari e delle regole. Ho deciso quindi di concludere il mio ciclo di studi, con laurea specialistica, presso l´università di architettura di Helsinki. Aver conosciuto la mia attuale moglie, nel corso del periodo Erasmus, mi ha aiutato molto nell´inserimento della società finlandese. Dopo varie esperienze lavorative nel corso degli studi,  ora lavoro da piú di tre anni presso uno studio di architettura qui a Helsinki, e mi occupo principalmente  di progettazione  urbanistica. Nel corso di questi anni io e mia moglie abbiamo  avuto 3 bellissimi bambini, per cui ho potuto entrare in contatto anche con il sistema di previdenza sociale finlandese. Qui avere un figlio non é un “problema” o un “peso” per uno studente o per un giovane alle prime esperienze lavorative, perché lo Stato, con la S maiuscola, si preoccupa di dare una mano alle giovani famiglie, e non solo. La famiglia ha un grandissimo valore nella società finlandese, non intesa come nucleo staccato dalla società e dallo Stato , ma come entità fondamentale per la sopravvivenza e lo sviluppo di un Paese, come se lo Stato fosse proprio una seconda famiglia. Gli interessi non sono della famiglia, ma dello Stato intero. Le tasse si pagano proprio per avere i servizi fondamentali. La Finlandia e l´Italia sono due Paesi molto diversi per molti aspetti, e quindi ho dovuto affrontare problemi soprattutto legati al diverso tipo di cultura, ma ho sempre cercato di essere il più flessibile e aperto possibile ai diversi punti di vista nel risolvere i problemi di ogni giorno. Non escludo un giorno di poter ritornare in Italia e utilizzare le conoscenze acquisite per far crescere il mio Paese, ma alle condizioni attuali, con una  famiglia così numerosa, é praticamente impossibile,  stipendi troppo bassi e mancanza di una politica sociale. Triste pensare che nel Paese della “Famiglia” sia diventato praticamente impossibile costruirsi una famiglia. A meno che tu non sia calciatore, fenomeno da TV, politico oppure parente di qualche personaggio famoso, non perché io ce l´abbia con queste categorie, ma perché gli stipendi in questione sono veramente sproporzionati rispetto alle altre categorie di lavoratori,  alla fine i costi della vita di ogni giorno sono uguali per tutti.  Non va cambiato il Paese, va cambiata la mentalità italiana e la distribuzione della ricchezza del Paese.

Lettera al Ministro della d(Istruzione) – l’appello di Simona

Pubblicato il: | 10 ottobre 2010 | 13 commenti |

Mi chiamo Simona Ruffini e sono una dottoranda di ricerca.
Detta così sembra la frase d’esordio di una riunione agli alcolisti anonimi ed in un certo senso lo è. Sto cercando di smettere ma non ci riesco. Sto cercando di smettere di studiare, sto cercando di smettere di fare ricerca, sto cercando di smettere di amare l’Università più di qualunque altro luogo al mondo, e devo dire che in questo il nostro governo mi da una grande mano, ma… semplicemente non posso.
Così mi restano 635 giorni, 19 ore e 3 minuti (al momento della creazione del blog e’ quanto manca alla fine del dottorato ) prima di lasciar fuggire il mio cervello.
Nel febbraio di quest’anno ho raggiunto uno degli obiettivi più importanti per me: ho vinto un dottorato di ricerca. Il mio dottorato è in Scienze Forensi ed è attivo a Roma Torvergata. Non che fossi una novizia dello studio: dopo una laurea in psicologia, un master internazionale in scienze criminologico-forensi, una scuola di alta formazione in psicologia giuridica, 3 libri e diverse pubblicazioni mi sono detta: “adesso sì che sono arrivata!”
E invece in realtà non sono nemmeno partita. Ovviamente non ho borsa di studio, e tantomeno ho una prospettiva di carriera. Eppure mi dicono che il dottorato è il più alto riconoscimento accademico che si possa raggiungere. Il problema non è finirlo il dottorato ma cosa farci una volta terminato. Ecco perchè questo post, perchè non ho idea di cosa fare con questo titolo una volta conseguito; così cerco di scoprirlo strada facendo. In realtà mi correggo: so perfettamente cosa voglio fare, il punto è dove. Mi pare ovvio che in Italia la ricerca non è considerata, e questa è una grande idiozia. L’Italia forma i cervelli migliori e poi li regala al mondo. Ammiro profondamente i ricercatori che scelgono di rimanere, ma ammiro altrettanto quelli che decidono di partire. Diciamo che ammiro i ricercatori per definizione! Navigando nei siti delle università estere è facile comprendere quanto i ricercatori siano apprezzati ed impiegati. Fa tristezza da un lato, e dall’altro mi spinge a provarci. Inizio a pensare che i cervelli fuggano dall’Italia perchè qui restano altri organi meno pensanti.
Così metto la mia TESI DI DOTTORATO ON LINE, IN MODALITA’ OPEN SOURCE. Chiunque volesse contribuire sarà (previa verifica del materiale e dei contributi) amato, citato, ringraziato.
Allo stesso modo metto “IN AFFITTO IL MIO CERVELLO” PER CHI VOLESSE IMPIEGARLO ED EVITARNE LA FUGA.

-/Le nostre chiare primavere

Pubblicato il: | 8 ottobre 2010 | 1 commento |

…e con il tempo abbiamo perso il desiderio di credere nel nostro futuro,  o di credere che un futuro ci fosse.

Ce l’eravamo immaginato, costruito parte dopo parte, e ci avevamo convissuto come una pianta cresciuta con cura nel nostro giardino. Allevandolo, non abbiamo mai creduto che sarebbe potuto un giorno sfiorire.

Poi gradualmente è arrivato l’inverno nei nostri cortili, non in una burrasca, ma silenzioso come il sibilo del vento ghiacciato che lo accompagnava.  Era inverno solo in apparenza, perché è stato chiaro poco dopo che non era una stagione passeggera, ma forse un’epoca che sarebbe magari durata a lungo.

E ci siamo rinchiusi nelle nostre sicurezze, ci siamo protetti, o abbiamo creduto di farlo, semplicemente senza più uscire da quelle stanze note.

In quella cornice dorata, il mondo sembrava così perfetto: un insieme armonico e ordinato; pareva che nulla avrebbe potuto agitare quella calma sopita.

Tutto era silenzio, e ogni parola restava al chiuso, serrata fra un mare d’oggetti che non si sapeva più come chiamare.

Dev’essere stato allora che hanno cominciato a pensare di partire, a disperdersi per ritrovarsi come nei romanzi d’avventura o nei racconti di viaggio, dove ogni compagno che si incontra è un consiglio da tenere a mente durante la prossima tappa. E se oggi parto anch’io è con quello spirito che vado alla sua ricerca.

Immagino la sensazione dei lettori di questo resoconto di un viaggio di riscatto, e vagheggiando mi prefiguro la loro sorpresa nello scoprire di questa mia donchisciottesca crociata. Dovrà essere, così me la raffiguro, gli occhi increduli e la bocca un poco aperta, simile a quella che noi per primi abbiamo assunto cominciando a capire che la fuga di cervelli di cui si parlava sui giornali non era più la metafora che avevamo conosciuto un tempo.

I nostri cervelli stavano scappando davvero – e come dar loro torto – da un torpore soffocante al quale li avevamo costretti. Ma la cosa peggiore è che ad adoperarci per recuperarli eravamo davvero in pochi. Anche perché, senza di loro, ci si poteva adoperare ben poco. Ci si dava appuntamento su internet per organizzare gruppi di ricerca, ma senza neanche un cervello passavamo ore ed ore senza arrivare a nulla. Non trovando nessuna strada utile, qualcuno si era rivolto a “Chi l’ha visto” ma siccome gli encefali erano tutti emigrati all’estero, dove il programma non veniva trasmesso, continuavamo a restare senza alcuna traccia.

Finché un giorno non cominciarono ad apparire le foto, che qualche obiettivo più lesto riusciva a cogliere. Vedevamo i nostri ricordi, le nostre paure e i nostri affetti trasferiti di colpo, ognuno secondo la sua specialità: i cervelli dei biologi marini si erano involati verso la barriera australiana, e quelli dei più abili pittori si nascondevano nei giardini delle Tuileries cercando di organizzare un piano per sgattaiolare nel Louvre mentre diversi cervelli di scalatori avevano organizzato una cordata ed erano stati fotografati da uno sherpa in un campo base sul K2. Ed è grazie a un obiettivo Altek, di fabbricazione nella bella isola di Formosa, che ho ritrovato il mio.

Lo ammetto, è arrivato il momento di farlo, che fin dalle mie chiare primavere – con questo epiteto si traduce la giovinezza nella lingua cinese – di essere sempre stato tentato dal trasferirmi per qualche tempo in Asia, e di aver sfogliato con diverso interesse guide e romanzi che parlavano di Cina. E allora perché il mio cervello è finito proprio qui?

Cos’è Taiwan?  Perché inseguo fin qui il mio cervello in fuga? Forse in questo luogo noi possiamo essere vivi, forse, ci dobbiamo credere. Da qui possiamo impegnarci, per il nostro futuro. Da qui possiamo camminare. Perché abbiamo dalla nostra le nostre chiare primavere.

(di Stefano Centini, tratto da www.flaneri.com  http://www.flaneri.com/index.php/blog/post/_le_nostre_chiare_primavere)

Quando la vita corre e a te sembra di andare al rallentantore

Pubblicato il: | 7 ottobre 2010 | Nessun commento |

Ormai mi sono trasferito 4 volte nella mia vita. 3 volte in Italia ed ora sono finito in Israele. La mia è stata sicuramente una scelta ideologica, ma non avrei potuto farla se la mia vita in Italia fosse stata soddisfacente.

Lavoravo come IT manager di un istituto di formazione superiore milanese ed ero, onestamente, abbastanza soddisfatto del mio lavoro. Al di la dell’ambiente di lavoro però, nessuna possibilità di crescita professionale. Lo stipendio sicuramente non avrebbe avuto alcun incremento e campare a Milano con affitti da 1000/mese per 40mq di appartamento è, onestamente, impossibile. Non ho una laurea, ma dai miei 11 anni ho sempre avuto per le mani i computer ed avendone ora 37 direi che di esperienza ne ho accumulata parecchia.

Mia moglie faceva la maestra d’asilo nido. Si faceva un fondoschiena tanto (molto più di me) ma lo stipendio era la metà del mio. La peggior conseguenza di un mio errore sarebbe stato un pc da riformattare, di un suo errore la vita rovinata di un adulto di domani. C’è qualcosa che non torna in Italia.

Leggi tutto »

Presentazione “Vivo altrove” a Barcellona il 18 ottobre

Pubblicato il: | 6 ottobre 2010 | 2 commenti |

Lunedì 18 ottobre “Vivo altrove” sarà ospite della X Settimana della Lingua organizzata dall’Istituto Italiano di Cultura di Barcellona.

L’appuntamento è alle 19:00 nel Salone della Casa degli Italiani: mica niente, dovremo essere in tanti per riempirlo!

L’indirizzo:

Pje. Méndez Vigo, 8,
Barcelona

Qui sotto l’invito/spiegazione della Casa degli Italiani:

Hanno più di 25 anni e meno di 40. Sono nati quando l’Europa era già unita. Hanno fatto l’Erasmus, il Leonardo, il Placement o, semplicemente, si sono spostati per cercare un lavoro e imparare un’altra lingua. Hanno vissuto il boom delle linee aeree low cost, scoperto com’era facile viaggiare senza cambiare i soldi, imparato a muoversi come palline di flipper da una parte all’altra del Vecchio Continente spinti da un’irrequietezza esistenziale, personale, professionale, affettiva. Molti hanno deciso di fermarsi all’estero per lavorare. Sono italiani e vivono altrove. Altrove dall’Italia.

Di questo parla “Vivo altrove, giovani e senza radici: gli emigranti italiani di oggi”,  il libro della giornalista Claudia Cucchiarato, 31 anni, a Barcellona dal 2005, che sarà presentato nel Salone della Casa degli Italiani lunedì 18 Ottobre alle ore 19:00.  All’evento, che apre la X Settimana della Lingua e della Cultura Italiana nel mondo, parteciperanno anche il Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura (Iic) di Barcellona, Fortunato Ceraso. Coordinerà il dibattito il giornalista de “La Vanguardia”, Piergiorgio Sandri.

Organizza l’Iic di Barcellona, in collaborazione della Casa Degli Italiani.

Vi aspettiamo!

La Cara de Barcelona

La Cara de Barcelona

In bocca al lupo da Toni, dall’Irlanda

Pubblicato il: | 6 ottobre 2010 | Nessun commento |

Da sempre -come nelle più belle e antiche fiabe popolari- gli uomini lasciano il proprio paese per luoghi lontanissimi. Iniziano un’avventura piena di insidie, ma anche di cose meravigliose, mai viste prima, mai vissute prima.
Un tempo si partiva a cavallo. Oggi c’è la ryanair.
Qualsiasi sia la durata della vostra fiaba: in bocca al lupo!

« PRECEDENTISUCCESSIVI »
Pubblica la tua storia Acquista il libro

Iscriviti al feed di Vivo altrove

  • Ultimi articoli

  • Categorie Blog

  • Link a Associazioni e Iniziative

  • Link a Blog di italiani nel mondo

  • Link a Blog e siti di News

  • Link a Siti istituzionali

  • Condizioni

  • Amministra sito