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Articoli pubblicati nel mese di ottobre 2010
Il “mio” Altrove – La storia di Carla da Ratisbona
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31 ottobre 2010 |
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Sono sempre stata uno “spirito libero”: all’età di 17 anni, circondata da coetanei che non facevano altro che pensare a organizzare la festa per i 18 anni, io ero confusa, mi sentivo un pesce fuor d’acqua, non volevo spendere soldi per dj, vestiti, buffet, magari addirittura per i fuochi d’artificio (come ho visto fare più di una volta). Non avevo alcuna intenzione di organizzare una festa, preparare un invito, scegliere a chi mandarlo (perché si sa, se poi vuoi invitare un amico, allora devi invitare anche l’amico dell’amico, a volte anche il fidanzato dell’amico dell’amico, conoscenti che in realtà neanche sopporti…). Insomma, alla fine decisi che sarei partita: per l’occasione organizzai un viaggio-studio in Germania, avevo da poco iniziato a studiare tedesco al liceo. Meta: Ratisbona… mai sentita prima, lo ammetto, ma consigliata da un conoscente. Non era assolutamente la prima volta che uscivo dall’Italia, ma era la prima volta che lo facevo completamente da sola, senza famiglia e senza Inpdap.
Migrante del XXI secolo
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28 ottobre 2010 |
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Dopo 5 anni di duro lavoro a Milano presso due grosse compagnie di Telecomunicazioni, ho deciso di partire alla volta della Germania per fare un salto di qualità in ambito professionale e personale. Ero stanco della solita storia di mobbing, di avere a che fare con superiori maleducati e incompetenti, ma soprattutto ero stanco di un sistema-lavoro per nulla meritocratico. Si aggiunga anche che la vita a Milano non offriva quei parametri di sicurezza e impatto ambientale che mi aspettavo da una grande metropoli che si vende come fiore all’occhiello dell’Italia “che lavora”. Appena trasferitomi a Monaco di Baviera ho avuto la conferma che si può vivere in una grande città ed avere ottimi standard di pulizia e sicurezza, che si possono avere superiori che ti trattano con rispetto ed educazione, che la meritocrazia al lavoro esiste, ed infine che un paese può essere ricco e capace di offrire ai suoi giovani un futuro senza obbligarli a migrare all’estero. Dopo 4 anni mi sono trasferito in Inghilterra per motivi di amore: mia moglie é abruzzese e pure lei ha lasciato l’Italia ma da circa 10 anni. Entrambi pensiamo di farci una famiglia in UK per offrire ai nostri figli un futuro migliore. L’Inghilterra ha molti problemi ma la classe politica non é corrotta come nel nostro Paese e il senso della RES PUBLICA é molto forte. Qui in UK non abbiamo nessuno come l’AD della FIAT che sputa sul piatto che ha dato da mangiare per 60 anni; qui in UK non abbiamo un primo ministro come Berlusconi.
Foto presentazione a Barcellona: 18/10/2010
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25 ottobre 2010 |
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Ringraziamo l’amico Josè-Bouman per aver mandato tempestivamente qualche bella foto (che noi non altrettanto tempestivamente pubblichiamo…) della presentazione di “Vivo altrove” che si è svolta alla Casa degli Italiani, in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di Barcellona, lunedì 18 ottobre scorso.
Nel sito della Casa degli Italiani e in altri blog sono state pubblicati interessanti racconti della serata: il dibattito è ancora vivo.
http://www.casaitaliani.com/2010/10/18/presentazione-del-libro-vivo-altrove-di-claudia-cucchiarato/
http://caffelalieno.wordpress.com/2010/10/20/bienvingutse/
http://spaghettibcn.com/20101020_bienvingutse.html
Grazie a tutti di cuore e a presto con altre occasioni di discussione e confronto!
La laurea non serve – una storia da Londra
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25 ottobre 2010 |
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Ho 42 anni e sono a Londra da 5 anni ( e all’estero da 7). Credo che la differenza principale tra la mia storia e la maggior parte delle altre sia che io non sono esattemente un ‘cervello in fuga’. Ho finito a fatica un isituto tecnico, non ho lauree, masters, PHD e superspecializzazioni e me ne sono andato da Milano piu’ per noia che per terribili delusioni. Ho sempre lavorato nel turismo e avevo un impiego a tempo indeterminato con tutte le garanzie, i diritti e i privilegi del caso, ma ero stanco di vivere senza prospettive, bloccato in un azienda dove gli impiegati erano considerati un costo inevitabile e dove tutti vivevano in apnea dal lunedi’ al venerdi’ aspettando il weekend e da settembre a luglio aspettando le feire estive.
Ho fatto un corso di specializzazione in Svizzera e dopo un breve periodo a Parigi sono venuto a Londra, che offriva opportunita’ quasi illimitate nel mio settore. Ho cambiato 4 lavori in 5 anni (2 volte sono stato head hunted) e credo non potrei tornare a lavorare in Italia. L’apertura mentale, la considerazione reale per i dipendenti, le opportunita’ di crescita professionale, la flessibilita’ che ho trovato qui in Italia non esistono.
Non e’ tutto facile e tutto bello, il lavoro e’ spesso faticoso e stressante ma le idee e l’impegno sono quasi sempre riconosciuti e apprezzati. E dal punto di vista personale farei davvero fatica a tornare in un paese che sembra bloccato in un passato di fantasia e che ha paura (terrore?) del futuro. Certo la qualita’ della vita a Londra non e’ particolarmente buona ed e’ sempre difficile adattarsi a una cultura diversa (amicizie, abitudini e attitudini, stile di vita) e come a tutti mi mancano la famiglia e gli amici, ma piu’ il tempo passa e meno sento la mancanza del Bel Paese. E forse sono l’unico Italiano a Londra che non ha problemi con il cibo…..
Consulente per Pmi a Dubai – la storia di Gianluca
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24 ottobre 2010 |
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Mi chiamo Gianluca, ho 43 anni e da circa 4 anni vivo a Dubai . La decisione di cambiare Paese ha coinciso con una serie di fattori fondamentali legati prevalentemente al nuovo scenario della globalizzazione che ha portato stravolgimenti inimmaginabili per le pmi italiane. Negli ultimi anni , a partire dalla fine degli anni 90 abbiamo visto una serie incredibile di stravolgimenti politici, economici e sociali che ci ha trovato totalmente impreparati . Quale consulente per l’internazionalizzazione delle piccole e medie imprese ho intravisto che le vecchie procedure erano ormai cancellate dal vento impetuoso della globalizzazione e che per affontare i nuovi mercati occorreva passare dal vecchio giurassico concetto di esportazione classica al nuovo scenario della internazionalizzazione, ovvero garantire alle imprese interessate ad affrontare i mercati internazionali un presidio stabile ed una presenza concreta presso i mercati di riferimento. Viste le caratteristiche delle piccole aziende italiane mi è sembrato subito chiaro che le aziende sono totalmente impreparate ad affrontare questa nuova realtà.
Pertanto a partire dal novembre 2006 ho cominciato a conoscere bene e più in profondita il mercato degli Emirati dove sono arrivato per esclusione, ovvero: Europa bloccata, Usa in crisi, Russia inaffidable se non hai conoscenze locali molto dicutibili, Cina e India mercati interessanti ma ancora impossibili da aggredire in quanto manchiamo di competitività, Africa ancora al palo tranne rarissime eccezioni, Sud America ancora a divenire… per esclusione paesi del Golfo Arabico, ovvero paesi in crescita e disponibilità di risorse energetiche e petrodollari… e dove meglio che Dubai??
La storia di Luca – Un italiano in Nigeria
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22 ottobre 2010 |
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Ho lasciato l’Italia nel 1999, poco dopo il fallimento del primo governo Prodi. Sono un economista e mi occupo di sviluppo economico nei paesi in via di sviluppo. In Italia e’ praticamente impossibile trovare lavoro in questo settore. l’Italia e’ la cenerentola della cooperazione internazionale, con contributi irrisori e senza un vero dipartimento dedicato come invece avviene in altri paesi, Inghilterra, Danimarca, Germania, Svezia, Norvegia, ecc. Finito il mio corso di laurea ho deciso pertanto di trasferirmi in Inghilterra e cercare la mia strada. Volevo lavorare in Africa e sviluppare la mia professionalita’. E andare all’estero e’ stata la scelta giusta.
La carica dei 110 – La meglio gioventù de “L’Orientale” di Napoli
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21 ottobre 2010 |
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Ciao sono Angela,
una studentessa dell’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”, che collabora con “RadiOrientale”, la web radio dell’Ateneo campano. Da ieri è partita una nuova rubrica dedicata ai laureati e laureandi de “L’Orientale”, che racconta esperienze di lavoro, premi e riconoscimenti della meglio gioventù de “L’Orientale. Nella prima puntata la storia di una laureata che si trova a Bangkok. Anche lei vive altrove per poter seguire i suoi sogni. Vi invito ad ascoltare la sua esperienza, così come le altre che sentiremo nelle prossime puntate.
Di seguito il link della puntata:
http://radiorientale.unior.it/index.php/la-carica-dei-110/212-prima-puntata

Dall’Italia – l’appello di una psicologa
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20 ottobre 2010 |
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Salve a tutti,
sono contenta e anche un po’ sollevata, nonostante l’argomento non sia facile, di condividere con qualcuno le mie difficoltà e frustrazioni. Dopo anni di attese, di ”arriveranno tempi migliori, oppure prima o poi qualcosa accadrà, ecc.”, ormai sono consapevole che così non sarà, perché bisognerebbe cambiare una mentalità che credo si possa definire TUTTA ITALIANA come la mozzarella di bufala doc. Credo che l’Italia abbia come marchio quella di non essere meritocratica, ma clientelare. Sono una psicologa, psicoterapeuta e lavoro come commessa in u negozio. Ho 36 anni ed ho chiaramente capito che in questo paese non c’è posto per me. Chi lavora come libero professionista sa bene che se non vieni da una famiglia, un padre, una madre, uno zio che fa il tuo stesso lavoro, creare la propria strada è molto complicato. Oltre a questo che accomuna la mia professione con tante altre, c’è da considerare il discorso che in Italia la mentalità, cultura come vogliamo chiamarla, di andare da uno psicologo, di iniziare una psicoterapia, è molto debole, anzi negli ultimi 20 anni è peggiorata ulteriormente. Questa frustrazione si aggiunge inoltre a quella di vedere e sentire ogni giorno tante persone che cercano di fare gli psicologi o peggio, in merito alle ultime vicende di cronaca i criminologi. E allora il mondo ti cade addosso. Sto valutando seriamente di lasciare l’Italia. Purtroppo non saprei proprio dove. Allora chiedo aiuto a voi, se tra voi c’è un collega che potesse darmi indicazioni in merito. Grazie e buona fortuna a tutti.
Barcelona… mind station
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20 ottobre 2010 |
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Di giri in giro ne ho fatti parecchi nella mia vita ma continuo a pensare di non averne fatti abbastanza.
Ho cominciato con campi di volontariato all’estero, il primo proprio in Spagna, per continuare con Kenya, Marocco, India… approfittando dei fantastici 2 mesi di vacanze concessi dalla vita studentesca.
Vengo da Milano… grande cittá, cosí impersonale, grigia, insipida… dove la gente non sorride quasi mai, tutti sono super stressati, la qualità di vita non è alta anzi, direi nemmeno media…
Solo lavoro lavoro lavoro, stupidi programmi TV e centri commerciali… Ho studiato a Milano e non poco, due lauree scientifiche, tuttavia la cosa non mi ha aiutata granché anche perché non ho trovato una qualità d’insegnamento all’altezza degli standard internazionali. Forse avrei dovuto fare un dottorato all’estero appena laureata ma avevo voglia di sperimentare, lavorare e vedere fin dove potevo arrivare. Dopo un anno in ospedale a fare analisi di routine non ne potevo piú… prendevo bene, orari perfetti ma pochi stimoli.
Florianopolis
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20 ottobre 2010 |
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Nel momento in cui ti accorgi che tutto ciò che fai non va nella stessa direzione di ciò che desideri, hai un problema e lo devi risolvere.
In Italia ci sentivamo chiusi nel nostro piccolo mondo, presi dalle mille problematiche giornaliere, ma soprattutto non riuscivamo a vedere un futuro per i nostri figli.
Quando manca il rispetto dell’avversario e la menzogna e la furbizia si trasformano in qualità, il gioco perde le regole di base ed è il caos.
Qualcosa di nuovo e diverso mi ha spinto circa un anno fa a visitare Florianopolis, conosciuta attraverso le parole di una amica brasiliana e dopo ore di navigazione sul web. E’ stato un colpo di fulmine.
Non è certamente il Brasile che si immagina, lo Stato di Santa Catarina, di cui l’isola di Florianopolis con oltre 400.000 abitanti è capitale, è il più ricco del Brasile.
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