In volo tra San Salvador e Cd. De Guatemala

Pubblicato il: | 11 agosto 2010 | Nessun commento |

Un bel racconto di Marco, che ha deciso di condividere in questo sito la sua esperienza in volo:
 
VOLO SAN SALVADOR – CIUDAD DE GUATEMALA, settembre del 2002

 Il volo Managua Nicaragua – Ciudad de Guatemala fa scalo a San Salvador. L’aeroporto di San Salvador, non-luogo, è un lungo corridoio con le varie porte di imbarco che si aprono a mo di piazzetta. Di tutti gli aeroporti non-luoghi del mondo forse questo è uno dei più accoglienti. Ho mezz’ora di tempo e faccio un giro avanti e indietro sul nastro mobile guardando a destra e sinistra le solite vetrine.

I voli tra una capitale e l’altra in Centro America non sono mai troppo affollati e chi viaggia è sempre abbastanza rilassato. Come chi deve prendere un treno locale e non ha fretta di arrivare perché comunque sa che il treno farà fermata in ogni stazione. E poi la gente si riconosce, chi viaggia per lavoro e torna il giorno stesso a casa, chi, con famiglie con bambini, visita per alcuni giorni parenti in un’altra capitale, oppure giovani studenti universitari, per lo più periti agronomi che con il loro pc portatile partecipano a conferenze incontri o seminari in altre università delle varie capitali del Centro America. Altri, pochi, fanno solo scalo per raggiungere il Nord o il Sud America.

Per me San Salvador è solo un’altra tappa del mio lungo viaggio di lavoro che mi ha portato dal Sud America agli USA. Annunciano l’imbarco, mi metto in coda e prendo posto. Sono solo a pochi minuti dalla partenza, entrano gli ultimi passeggeri trafelati.

Tra loro, con espressione tutt’altro che apprensiva entra il Signor Antonio Sam Sohm. Il Signor Antonio Sam Sohom ha tratti Maya ben definiti è basso, scuro di carnagione, baffi e cappello a falde larghe da Cow Boy. L’età è indefinibile, potrebbe avere dai 20 ai 40 anni. Non riesce a sistemare il pesante e voluminoso bagaglio a mano nella cappelliera, lo aiuto con piacere. Si siede accanto a me, ringrazia e si parte. Non inizio mai una conversazione in aereo, ho sempre il timore di essere invadente. Evidentemente il Signor Antonio Sam Sohm la pensa allo stesso modo e cordialmente ci sistemiamo per sonnecchiare un po’. Il volo è breve da San Salvador a Ciudad De Guatemala, ci vuole circa un’ora.

Ci svegliamo entrambi dal dormiveglia all’annuncio dell’imminente arrivo. L’hostess ci consegna i moduli per la dichiarazione doganale e per l’entrata nel paese. Il Signor Antonio Sam Sohm, non può far a meno di parlarmi adesso:

“Senor, puede ayudarme a llenar el formulario, no se escribir…”

Como no, con mucho gusto!”, rispondo io. “Tiene su pasaporte?”

Mi consegna un certificato come una carta d’identità.

Usted es Guatemalteco?”, chiedo.

Si, estoy regresando”.

 Inizio a leggere il documento e con stupore vedo che anche lui come me è nato il 04-08-1969, lo spiego a lui e ridiamo della coincidenza. Inizio a scrivere:

nombre y apellido: Antonio Sam Sohm

edad: 35

fecha de nacimiento: 04/08/1969

Nacionalidad: Guatemala

Lugar de nacimiento: Aldea de Santa Clara

Mi spiega che è un piccolo villaggio a circa 4, 5 ore dalla capitale. A questo punto il formulario dice: provenienza, ed io convinto dico “San Salvador?”, sicuramente, penso, il Signor Antonio sarà stato alcuni giorni in El Salvador in visita ad amici e parenti. “No”, mi dice lui, “vengo da lontano! San Francisco California! Sono partito tre anni fa e ritorno adesso a casa alla mia terra”.

Allora, penso, è tutta un’altra storia! Mi racconta il Signor Antonio che è andato a lavorare a San Francisco come giardiniere, ha raccolto e spedito a casa tutti i soldi ed ora torna dalla sua famiglia per comprare un terreno da coltivare e costruire una nuova casa.

All’annuncio dell’imminente atterraggio, allacciamo le cinture e guardiamo dal finestrino. Con pudore guardo gli occhi scuri del Signor Antonio Sam Sohm, che si illuminano di gioia ed iniziano un canto in onore alla terra madre. È il saluto del figlio che è partito e quasi chiede umilmente scusa per essere stato per tanto tempo lontano in terra straniera ed al tempo stesso promette che mai più si allontanerà dalla terra dove è nato e dove morirà un giorno.

Poi l’espressione nei suoi occhi cambia e si capisce che dopo aver reso onore alla terra madre ora il pensiero va a tutti i cari.

Ci sarà tutta l’aldea ad aspettarmi all’aeroporto!”

Tutto il villaggio ?”, chiedo io con stupore.

Si, io sono il primo e l’unico che è andato così lontano. Li riconoscerà tutti, portano il vestito tradizionale indigena”

Y usted porquè està tan lejos de su tierra?”, mi chiede il Signor Antonio: perché sono tanto lontano dalla mia terra? Ed è sottinteso che sta pensando: ci sarà una buona ragione per essere tanto lontano.

Anch’io sono in viaggio per lavoro”, rispondo, “viaggio spesso per lavoro”.

Capisco che lui sta pensando quanto deve essere difficile ogni volta salutare la propria terra al partire e chiedere al ritorno con umiltà di poter tornare a toccare la terra madre e respirare la stessa aria e vedere che tutt’intorno per fortuna, Grazie a Dio, alcune cose non cambiano mai.

Atterriamo morbidamente sull’altipiano che circonda la capitale Cd. De Guatemala. Ci avviciniamo al terminal, il Signor Antonio Sam Sohom guarda dal finestrino assorto e contento. Vediamo il terminal in lontananza ed avvicinandoci distinguiamo nel corridoio principale con finestre immense di quest’altro aeroporto non-luogo, distinguiamo i colori dell’arcobaleno che ballano saltano e ridono al Signor Antonio Sam Sohom.

È tutta l’aldea, tutto il villaggio, uomini e donne e bambini che con i loro abiti tipici fanno festa per il grande ritorno. E in tutta la scia di colori vivaci ad un certo punto perfettamente distinguo una mamma con in braccio un piccolo bambino ed altri due attaccati alle falde larghe della gonna. Nel turbinio di colori salti e danze lei non si muove, immobile guarda verso il nostro aereo in movimento e fissa negli occhi il Signor Antonio.

Posso distinguere esattamente il sorriso della donna, il bimbo che tiene in braccio ha tre anni e si chiama Antonio anche lui. Dopo averlo baciato in foto, la foto fatta il giorno di festa in città e spedita al papà tanto lontano, dopo averlo pensato in sogno, finalmente può conoscerlo, baciarlo ed alzarlo al cielo rendendo grazie.

Il Signor Antonio mi guarda e sorride e mi augura di tornare presto nella mia terra madre e dalla mia famiglia. Io spiego che mia moglie è originaria del Nicaragua e che la nostra bimba è nata in un’altra terra meravigliosa che è Venezuela, che viviamo in Italia e che sempre ricordiamo le nostre terre Italia, Nicaragua e Venezuela e rendiamo grazie a Dio per averci unito.

Il Signor Antonio mi guarda e mi ringrazia per avergli raccontato della mia famiglia e delle nostre terre. Mi da il benvenuto nome della sua terra Guatemala, e pensa “Così lontani e così vicini! Questo è un incontro fortunato”.

Vorrei chiedere al Signor Antonio tante cose: Qual è il viaggio e quand’inizia il viaggio? Dove ci porta il cuore? Che cosa dobbiamo salvare del viaggio? Che cosa portiamo? Che cos’è che portiamo da un punto all’altro del nostro cammino, dalla partenza all’arrivo, dall’andata al ritorno?

Ma non mi è dato adesso, ed allora penso a tutti i miei cari, penso a tutte le cose che ho imparato nel cammino, penso alla mia terra e so che non importa quanto lontano andrò e per quanto tempo, io appartengo per sempre a quelle colline e che alcune cose grazie a Dio non cambiano mai.

Penso che le risposte si trovano nel cammino, sono seminate tra sassi e rovi al bordo della via dove meno si guarda e che arriveranno da sole. E che null’altro serve per il cammino, null’altro conta alla fine se non l’altro, nient’altro serve per il cammino se non musica, colori ed emozioni ed occhi ben aperti per dare a piene mani dare.

È tempo di salutarci: “Buena Suerte Senor Antonio Sam Sohm!”, forse ci rivedremo un giorno a renderemo grazie per la fortuna di esserci conosciuti ed aver condiviso così tanto.

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