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Articoli pubblicati nel mese di agosto 2010

In volo tra San Salvador e Cd. De Guatemala

Pubblicato il: | 11 agosto 2010 | Nessun commento |

Un bel racconto di Marco, che ha deciso di condividere in questo sito la sua esperienza in volo:
 
VOLO SAN SALVADOR – CIUDAD DE GUATEMALA, settembre del 2002

 Il volo Managua Nicaragua – Ciudad de Guatemala fa scalo a San Salvador. L’aeroporto di San Salvador, non-luogo, è un lungo corridoio con le varie porte di imbarco che si aprono a mo di piazzetta. Di tutti gli aeroporti non-luoghi del mondo forse questo è uno dei più accoglienti. Ho mezz’ora di tempo e faccio un giro avanti e indietro sul nastro mobile guardando a destra e sinistra le solite vetrine.

I voli tra una capitale e l’altra in Centro America non sono mai troppo affollati e chi viaggia è sempre abbastanza rilassato. Come chi deve prendere un treno locale e non ha fretta di arrivare perché comunque sa che il treno farà fermata in ogni stazione. E poi la gente si riconosce, chi viaggia per lavoro e torna il giorno stesso a casa, chi, con famiglie con bambini, visita per alcuni giorni parenti in un’altra capitale, oppure giovani studenti universitari, per lo più periti agronomi che con il loro pc portatile partecipano a conferenze incontri o seminari in altre università delle varie capitali del Centro America. Altri, pochi, fanno solo scalo per raggiungere il Nord o il Sud America.

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“Vivo altrove” ospite di Cominciamo Bene Estate su Rai 3

Pubblicato il: | 6 agosto 2010 | 2 commenti |

Ecco il link per vedere tutta la trasmissione di Cominciamo Bene Estate del 4 agosto 2010. Il titolo della puntata è “Quasi quasi vado all’estero” e l’autrice di “Vivo altrove” è l’ospite “spalmato” della trasmissione… una volta si diceva “complimenti per la…”.

Studenti che partono per l’Erasmus, cervelli che emigrano, persone che, una volta in pensione, decidono di vivere all’estero. Perché così tanta attrazione per i paesi esteri? E’ diventata una moda o è il nostro paese che offre sempre meno? In studio la giornalista Claudia Cucchiarato, autrice del libro “Vivo altrove”, Nicola Occhipinti del Ministero degli Esteri, il giornalista de “la Repubblica” Paolo Griseri, Leonardo Macelloni, geologo ricercatore in USA e Loredana Oliva, autrice del libro “Io invece studio all’estero”

Buona visione… sono più di due ore:

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-ac3097b0-ad32-42e4-a474-a8072b5e67fc.html

Expats Ebooks un editrice nata dall’esperienza di un espatriato

Pubblicato il: | 6 agosto 2010 | Nessun commento |

Gli ebook, o libri in formato elettronico, continuano a conquistare sempre più lettori.  Una recente analisi del negozio online più famoso del mondo Amazon.com ha dimostrato che ormai l’elettronico supera il cartaceo.  L’idea degli editori è quella di disporre di prodotti unici e questa è una nicchia di mercato che ha saputo sfruttare particolarmente bene l’editore di Expat Books.com, Giovanni Caporaso, giornalista, avvocato, ma soprattutto espatriato da oltre 25 anni.  L’autore più prolifico di questa editrice specializzata in titoli su vivere e investire all’estero,  è lo stesso Giovanni Caporaso. La sua professione è da sempre il giornalismo, però le decine di libri che ha scritto lo confermano in una delle voci più lette ed originali che propone Expat Ebooks, tra cui il best seller “Come pagare zero tasse, i paradisi fiscali”. La capacità di Caporaso di comunicare in varie lingue e le sue esplorazioni sul campo garantiscono credibilità ai contenuti proposti. Infatti egli ha viaggiato nei paesi di cui relaziona e scrive. Le sue indagini, anche se si avvalgono di documenti ufficiali, contano anche sul valore dell’osservazione partecipativa e questo sarà molto gradito a un lettore attento. Caporaso che é considerato il Guru dell’offshore per la sua attivitá di pianificazione fiscale attraverso i paradisi fiscali, ha vissuto prima in Spagna, poi nel ’90 si trasferí a Panama, dove oggi ha uno studio legale, la casa editrice Expats Ebooks e altre attivitá economiche ed é un punto di riferimento per coloro che desiderano iniziare un attivitá all’estero. Expats Ebooks pubblica anche il notiziario online investirenelmondo.com che offre articoli e reportage su vivere e investire nei vari paesi del mondo. Caporaso é senza dubbio, un esempio di successo tra coloro che un giorno hanno detto: mollo tutto e vado a vivere altrove.

Talenti: c’è un sacco di lavoro da fare

Pubblicato il: | 2 agosto 2010 | Nessun commento |

Riproduco anche qui la lettera che ho scritto per il blog della trasmissione di Radio 24 diretta da Sergio Nava, “Giovani talenti“.
Spero che a qualcuno interessi continuare la discussione. Buona lettura!

Ho letto e riletto con interesse nelle ultime settimane la lettera che il Ministro degli Esteri Franco Frattini ha scritto per questo blog. A parte l’iniziale inquietudine che occasionalmente risveglia in me la messa in discussione del fatto che un qualsiasi tipo di talento vi sia in chi decide di abbandonare il nostro Paese, questa lettera mi provoca, giorno dopo giorno, lettura dopo lettura, una sensazione positiva. Tocca con sapienza, anche se con leggerezza, tutti i tasti dell’argomento di cui, da anni, Sergio Nava, io, Irene Tinagli, Alessandro Rosina e molti altri giornalisti, scrittori o storici dell’emigrazione ci occupiamo.

Tasto numero uno: i ricercatori che all’estero trovano condizioni di lavoro e di vita migliori, e quindi non vogliono più tornare, ci preoccupano. È logico. Direi che è pure rassicurante sapere che Frattini ne è cosciente. Ma non dovrebbero preoccuparci anche tutti quei giovani che non sono proprio talenti, e nonostante tutto se ne vanno? No, perché, pare che ci si debba ribellare solo alla fuga dei cervelli, ma non sono tutti “cervelli” in senso stretto quelli che da più di un decennio, in massa, stanno abbandonando l’Italia: c’è di tutto. Sicuramente molti laureati, ma anche diplomati, ex stagisti, gente che non ha mai finito l’Università e che all’estero spesso e volentieri “talento” ci diventa. Potrei partire dal mio caso, che è quello che conosco meglio, per spiegare ciò che intendo dire. Non mi considero un talento, me ne sono andata dall’Italia subito dopo la laurea in Scienze della Comunicazione, più di cinque anni fa. Mi sono trasferita a Barcellona e qui, quasi per magia, mi si sono aperte porte che pensavo essere blindate per definizione. Ho iniziato a lavorare per giornali, case editrici, riviste… Non ero certo una raccomandata, nessuno mi conosceva, eppure in Spagna ho trovato le condizioni che mi hanno permesso di esprimere le mie capacità, ho trovato qualcuno che ha avuto la voglia e il tempo di mettermi alla prova e con le mie gambe, in una lingua che non mi apparteneva, ho iniziato un percorso che mi ha dato molte soddisfazioni. Sono arrivata anche a scrivere un libro e a collaborare con giornali italiani di prestigio. Nel frattempo, ho visto molti connazionali coetanei arrivare e partire. Ho conosciuto centinaia di persone che hanno fatto la mia stessa scelta. Qualcuno ha avuto fortuna o ha saputo spendere bene le proprie carte. Qualcun altro ha gettato la spugna ed è tornato a casa o ha cambiato città, Paese. Mi preoccupa che il nostro Ministro parli di “qualche nostro giovane”. Non si tratta di qualche manciata di “talenti” che l’Italia non sa valorizzare né trattenere, ma si tratta di un vero e proprio esodo di massa. Lo dicono i dati e le statistiche: siamo il Paese che più esporta e meno importa laureati all’interno dell’OCSE. Minimizzare questo fenomeno credo che sia la causa principale della sua grandezza. Non sapere nemmeno esattamente di che cosa stiamo parlando credo sia il peccato originale che rende l’Italia la pecora nera dell’Europa per quanto riguarda l’attenzione nei confronti delle nuove generazioni. E soprattutto, questa negligenza fa sentire chi sta all’estero completamente abbandonato a se stesso e gli fa passare la voglia di tornare. Si potrebbe partire proprio da qui, caro Ministro, dai dati, dai nomi e i cognomi, per iniziare a risolvere quello che agli occhi di tante e tante famiglie italiane è un problema quotidiano, un problema con la P maiuscola.

Tasto numero due: la meritocrazia. Pare conoscere molto bene il nostro Ministro la preoccupazione principale dei giovani italiani. Da noi la meritocrazia è quasi inesistente, ed è per questo che, in qualsiasi Paese ci si trasferisca, si ha sempre la sensazione di avere più possibilità di farcela contando solo sulle proprie capacità, anche mettendosi in discussione, se necessario. Le parole però servono a poco se non vengono accompagnate da un impegno, anche personale, nella lotta per far cambiare lo staus quo. Sono nata sentendomi dire che, date le mie origini familiari umili e sconosciute, sarebbe stato difficilissimo per me affermarmi in un mondo così endogamico come quello del giornalismo. Paradossalmente solo grazie all’espatrio sono riuscita ad aprire una breccia in questo settore fatto di “caste” e “dinastie”. Dall’estero ho ottenuto risultati forse impensabili se in Italia fossi rimasta. Strano e paradossale, ancora non sono riuscita a dare una spiegazione a questo fenomeno. Ma se fin da piccola non mi avessero infuso questo pessimismo, probabilmente all’estero non ci sarei nemmeno andata. Avrei provato a sfondare quella barriera da dentro e magari ci sarei riuscita. Caro Ministro, è proprio lo scoramento, la sensazione di trovarsi in una fila che non si muove mai, immobile per definizione, che spinge tanti giovani italiani a tagliare la corda, tutti i giorni. Perché, dopo il primo passo sulla definizione della grandezza del fenomeno, non iniziamo a fare un po’ di sana autocritica in questo senso? Perché non infondere nei nostri giovani un po’ di quell’ottimismo di cui parla nella sua lettera? Perché non metterli di fronte alla possibilità di scegliere di andarsene?

E arriviamo così al tasto numero tre: espatriare è positivo e “necessario per competere nel mercato globale delle risorse umane”. Sono d’accordo. È positivo, sia per chi espatria sia per i Paesi protagonisti di questo movimento: il Paese abbandonato e quello raggiunto. Ma sono del parere che la spinta di questo movimento debba essere una scelta, non un obbligo. Si deve poter mettere i giovani di fronte alla facoltà di decidere se e come andarsene per acquisire quelle capacità che li renderanno maggiormente competitivi nella società globale, per poi tornare. Ma questo in Italia non succede, anzi, molte delle persone che ho conosciuto e intervistato negli ultimi anni mi hanno detto di essersene andate non per scelta, ma per sfinimento, perché coscienti dell’oggettiva impossibilità di ottenere qualcosa rimanendo.

Quarto e ultimo tasto: l’Italia perde sempre. Perde perché esporta e non importa giovani risorse. Perde perché anche chi all’estero acquisisce competenze utili per la costruzione di una società multiculturale e tollerante, decide poi di non tornare. O, se torna, spesso e volentieri se ne pente. Quelle “situazioni attrattive” di cui parla il Ministro sono ancora un sogno per il nostro Paese. E nel frattempo, mentre si attende che un miracolo faccia cambiare la mentalità di un Paese immobile e gregario, l’emorragia dei giovani (talenti o meno) non si ferma. La trasfusione dall’estero non avviene. E l’Italia si può già considerare attore generoso però passivo nella costruzione dell’Europa Unita: regala molto e non ottiene nulla a cambio.

In sostanza, c’è un sacco di lavoro da fare. Vogliamo iniziare subito?

CLAUDIA CUCCHIARATO

Foto della presentazione alla Festa dell’Unità di Casale sul Sile

Pubblicato il: | 2 agosto 2010 | 3 commenti |

La chiamano Festa dell’Unità… sono tra i pochi in Italia a definirla ancora così e tra i pochissimi in Veneto a resistere con questa celebrazione. A Casale sul Sile, il paesino della Marca Trevigiana in cui sono cresciuta, ci sono ancora un sacco di persone che credono nella politica ben fatta, nello sforzo personale, nella passione… La sera di venerdì 23 luglio sono stata invitata a presentare in questa sede “Vivo altrove”: un’esperienza emozionante, un sacco di gente, una bellissima lettura di alcune parti del libro fatta da Alberto, un’introduzione molto ben preparata da Irene, Susanna, Enrica… e un’accoglienza fantastica da parte degli organizzatori.

Festa dell'Unità Casale, 23 luglio 2010

Ringrazio tutte le persone che sono venute ad ascoltarmi e tutte quelle che sono intervenute per ravvivare il dibattito: ne abbiamo bisogno, ancora, di parlare dei giovani che abbandonano, quotidianamente, il nostro Paese…

Interventi presentazione Festa dell'Unità Casale, 23 luglio 2010

Pubblico presentazione Festa dell'Unità Casale, 23 luglio 2010

Pubblico presentazione Festa dell'Unità Casale, 23 luglio 2010

Un grazie di cuore a tutta la mia famiglia per la presenza – immancabile claque del clan Cucchiarato -, al fotografo ufficiale dell’evento Francesco Schirato (dovrei mettere il copyright sotto ogni foto, ma spero che queste righe siano sufficienti) e al cugino Alberto per l’effetto chiamata e il calore con cui ha preparato l’accoglienza in suolo casalese.

Alla prossima e ancora grazie a tutti.

Claudia

Brindisi Vivo altrove Festa dell'Unità Casale, 23 luglio 2010

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