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Articoli pubblicati nel mese di maggio 2010
From Roots to the Routes
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13 maggio 2010 |
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di Juen
Durante una lezione di antropologia a La Sapienza, il nostro amatissimo professore (che da poco tempo si é trasferito in Brasile) ci propone un’analogia molto interessante. Il Camalote e le persone in continuo movimento. Il Camalote è una pianta, ed essendo una pianta è dotato di radici. Ma la particolarità di questo essere vivente è che la sua casa si trova nel grande Rio delle Amazzoni. E ancora più sorprendente è scoprire che quando si stanca di vivere ancorato ad una sponda del fiume, si stacca e inizia il suo turbolento viaggio verso un altro luogo. From Roots by the Routes (dalle radici alle strade) concluse allora il professore, sottolineando l’assonanza di due parole ontologicamente così distanti.
In quel momento capii che io ero come quell’affascinante vegetale che non riesce a trovare pace in nessun luogo dove si ferma.
Io sono nata e cresciuta in Lombardia. Non posso dare coordinate precise del posto in cui ho vissuto, perché lì di paesi e città ne ho girati tanti. E pensare che la mia famiglia ha vissuto per più di 400 anni sempre nella stessa valle!
Sta di fatto che anche mia madre volle rompere quella tradizione, e con me e mio fratello si trasferì dall’altra parte dell’Italia. Palermo. Possiamo dire che qui passai la maggior parte dei miei anni da liceale.
Poi venne il momento di scegliere il mio futuro. Senza pensarci due volte partii per Roma. L’ho amata da subito questa città caotica e contradditoria. Ma nonostante il forte sentimento che mi legava ad essa decisi di partire per l’Erasmus a Monaco di Baviera. E dopo aver donato un pezzo del mio cuore a Palermo e a Roma, prima della mia partenza ne lasciai una grossa fetta anche in questa fredda città d’oltralpe.
Sono tornata a Roma, e la separazione con Monaco brucia ancora. Sto facendo i salti mortali per laurearmi nel piú breve tempo possibile per ritornarci e fare un Master. La sì che ce ne sono di opportunità, mi sono bastati 6 mesi per capirlo!
A Roma non ho dimora fissa. Spesso mi sembra di stare in un limbo.
Non so se riuscirò mai a fermarmi un giorno, ma devo ammettere che a volte queste situazioni liminali diventano difficili da affrontare da sola. Per fortuna ho il mio ragazzo che mi da tutta la stabilità di cui ho bisogno, nonostante anche lui, da quando ha lasciato la sua città natale, Lisbona, per andare in Erasmus a Monaco, si sia “camalotizzato”.
Quando mi chiedono di dove sono, rispondo che vengo da Palermo. Non mi sento per nulla lombarda. Noto più affinità con i siciliani che con i miei coetanei rimasti nei paesi del nord in cui ho vissuto. Sentendo il mio accento difficilmente le persone capiscono da dove vengo. Quando parlo non sono né del nord, né siciliana. Ma non sono nemmeno romana.
Dicono che il mio accento sembra straniero.
Chissà quale sarà dunque questo mio Stato!
“Paura” – La storia di Flaminia, dalla Germania
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13 maggio 2010 |
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Ho scritto e cancellato infinite volte la mia storia. E pensare che fantastico spesso di scrivere la mia esperienza di ricercatrice, di madre, di donna e moglie emigrata dall’Italia! Il problema è che il processo di distacco e di adattamento per me è ancora in atto e i sentimenti ed i pensieri, le paure e le emozioni, le speranze e le incertezze affollano ancora in maniera minacciosa e caotica la mia testa e non mi permettono di raccontare la mia storia con distacco e lucidità. Sono precaria, il mio stato d’animo e le mie poche certezze lo sono. La mia non è la storia di un’emigrata, piuttosto la storia di una precaria.
Scrivere e condividere la mia storia mi aiuta a esorcizzare la mia angoscia: la paura di pensare al futuro, la paura di non avere più una mia collocazione in qualsivoglia società, la paura di dover in fretta inventare qualcosa da fare per svegliarmi la mattina dei prossimi anni, per non rimanere senza niente. L’angoscia che tutto quello che ho studiato e fatto fino ad ora forse non è servito a niente. La paura che non sono in grado di fare altro. La paura che se mollo sarò perduta. La paura di non poter più tornare. Ho paura. E spesso per allentare questa paura mi costringo a vivere la vita giorno per giorno, senza fare piani, facendo finta di niente, continuando a fare quello che so fare nella speranza che presto io abbia una nuova occasione.
Emigrare dall’Italia è per molti l’occasione di ricominciare a fare bene quello che nel nostro paese non ci è permesso, il lavoro per cui abbiamo studiato. La mia storia è diversa. Forse perchè sono partita in un momento di crisi per tutta l’Europa. Ho solo spostato la mia condizione di precarietà qui, in Germania. L’ho fatto perchè il mio compagno almeno qui ha una posizione dignitosa e così ci salviamo per metà. E l’ho fatto pensando al futuro di mia figlia, che possa crescere in un paese più civile.
Questo cambiamento è stato emotivamente immenso. Mi sento ancora frastornata. Ma non voglio parlare solo di paure. Insieme a questa grande paura convive anche la speranza che tutto si aggiusti, che la nostra vita possa essere migliore, che sto regalando a mia figlia delle migliori prospettive. E l’emozione di vivere un’esperienza umana coinvolgente e istruttiva. La convinzione che sto diventando una persona migliore e che aver spezzato la catena di illusioni che mi trascinava in Italia sia solo un bene, meglio affrontarli di petto i problemi piuttosto che rinnegarli.
L’Italia mi manca, mi manca la pasta al pomodoro, il Parmiggiano, il sole e il mare e la famiglia. Ma la odio anche, perchè non mi ha dato scelta, mi ha abbandonata non senza prima umiliarmi.
Ho tante altre cose che vorrei raccontare, sento il bisogno di farlo, a volte mi sembra che questa sia un’esperienza troppo grande per rimanere privata. Chissà, magari da grande scriverò un libro!
Link al blog di Sergio Nava: La fuga dei talenti
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11 maggio 2010 |
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Grazie a Sergio Nava per aver parlato di questo sito e del libro “Vivo altrove” nel suo blog, se volete visitarlo cliccate qui.
Sergio aveva già pubblicato un bel libro sul fenomeno più di un anno fa (“La fuga dei talenti“) e giovedì 13 maggio sarà a Milano a presentare “Vivo altrove” insieme all’autrice, alle 18:30 alla Feltrinelli di Corso Buenos Aires.
Speriamo di essere in tanti e di creare un dibattito interessante!
A presto.
“Storie di una new generation ‘liquida’”, l’articolo uscito in Nanni Magazine il 10 maggio 2010 su “Vivo altrove”
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11 maggio 2010 |
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Storie di una new generation ‘liquida’: i giovani emigranti nel blog di Claudia Cucchiarato (link al sito di Nanni Magazine)
di Valentina Marsella
Nel libro ‘Vivo Altrove’, la giornalista, che vive a Barcellona, racconta quella che non è più una fuga dei cervelli, ma generazionale. Dai 25 ai 40 anni, da un capo all’altro d’Europa. Ma nessuno viene in Italia, e chi va via, spesso non torna.
Vivo altrove. Tradotto: vivo nel posto in cui non sono nato, perché ho scoperto quello che altri luoghi offrono. Le metro e i mezzi che, sono sicuro, passeranno puntuali. Gli uffici pubblici dove non farò tante code, dove non mi prenderanno a pesci in faccia. Vita della new generation, che vaga da una nazione all’altra d’Europa per cercare fortuna o cambiare le cose. Ragazzi dai 25 anni in su, fino ai 40, dinamici, fluidi, mobili. Le mete più ambite sono Londra, dagli anni ’80 presa d’assalto da Italiani e stranieri, e di recente il boom di giovani migranti è a Berlino, città economica (l’affitto di un’intera casa qui costa all’incirca 400 euro) e piena di interessi.
A dare voce alla generazione nomade che si tiene in contatto attraverso blog e social network, è Claudia Cucchiarato, giornalista italiana che lavora per il gruppo l’Espresso e per l’Unità, e che vive da anni a Barcellona, dove scrive per l’Avanguardia. Lei, come tanti altri, ha deciso di stabilirsi nella città spagnola dopo averla conosciuta a fondo con l’Erasmus e poi con il progetto Leonardo. Un’esperienza che l’ha coinvolta a tal punto, da far diventare Barcellona la sua residenza stabile. La sua testimonianza, e quella di altri 70 ragazzi ‘fuggiti’ da casa per abitare le capitali europee, sono raccolte nel suo libro ‘Vivo Altrove’ appena pubblicato da Bruno Mondadori.
Un libro che è solo l’inizio della storia, perché sono tanti, troppi, i testimoni della generazione liquida che possono raccontarsi. E potranno farlo nel blog www.vivoaltrove.it. “Il blog – ci racconta Claudia Cucchiarato – è la prosecuzione del libro, perché c’è tanta gente che volevo metterci dentro e non era possibile farlo”. “Il primo giorno i visitatori del blog sono stati 1500 – aggiunge – e ora siamo a una media di 700 persone al giorno che vengono a curiosare”. Le storie cominciano ad arrivare, in una linea di continuità con quelle raccontate nel libro, dove emerge una realtà: “Non si può parlare più di una fuga dei cervelli (questione di cui si dibatte da anni ma nulla sembra cambiare ) – ci spiega la giornalista – perché il fenomeno si è talmente esteso che si può invece dire che è una fuga generazionale”.
Sono in tanti a fuggire spostandosi tra i vari paesi europei: “Diversamente dagli Usa e dal Canada, dove uno va per stabilirsi definitivamente – fa notare la Cucchiarato – in Europa spesso ci si sposta da Bracellona a Berlino, fino a Londra. Perché è più facile viaggiare dentro l’Europa unita, con vantaggi come la moneta unica e gli spostamenti a basso costo. Chi vive all’estero riesce a tornare in Italia facilmente, e ciò rende la new generation più mobile rispetto agli anni passati”. Il libro nasce da alcuni articoli scritti dalla giornalista per l’Avanguardia e Repubblica, sul boom di giovani approdati a Barcellona, tra il 2005 e il 2006, dopo la trasmissione di Fabio Volo ‘Italo-spagnolo’.
Andando a scavare a fondo nel fenomeno, prosegue l’autrice, “mi sono resa conto che i ‘migranti’, tra i 25 e i 40 anni, si muovevano da una capitale europea all’altra, allo sbaraglio. Ma il problema che mi ha fatto accendere la lampadina è stato rendermi conto che l’Italia è il Paese che più esporta e meno importa. In Italia non ci vengono gli inglesi, i francesi, gli spagnoli. Siamo in Europa ma non ci siamo, come dire”. Insomma, gli italiani migrano molto all’estero, ma il Belpaese non è una terra gettonata dalla new generation mobile.
Un fenomeno, quello migratorio, impossibile da definire con precisione, dice l’autrice: “Il Ministero degli esteri è incapace di misurare il fenomeno e il blog ‘Vivo Altrove’ potrebbe essere un sito dove fare un censimento. Anche se è impossibile contarli tutti, mi piacerebbe quantificare in modo statistico il fenomeno dei giovani ‘mobili’, che ha dati molto vaghi: ad esempio, i dati ufficiosi dei comuni di residenza, dicono che a Berlino ci sono 30mila italiani, 15mila tra i 25 e i 40 anni. Ma si tratta di stime a ribasso perché su 100 persone, più della metà non sono iscritte all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (Aire), che quindi si rivela uno strumento inadeguato”.
Ma quale è l’identikit degli eterni girovaghi? “Non c’è una tipologia precisa di persone, oltre il dato anagrafico – ci spiega ancora la Cucchiarato – ma molti sono accomunati dall’aver fatto l’università, anche se qualcuno non l’ha finita. Tantissimi hanno fatto l’Erasmus, ed hanno potuto vedere che fuori c’è qualcosa. Hanno vinto la paura di fare il grande passo di trasferirsi all’estero”. Un dato preoccupante, aggiunge poi la blogger che dà voce alla generazione liquida, è che “i tedeschi, dopo tanto girovagare, tornano in Germania, così come gli spagnoli in Spagna e i francesi in Francia. Gli italiani no, dopo aver vinto la nostalgia per la pasta e il parmigiano, restano all’estero”. Qualcosa vorrà pur dire. Il libro della giornalista, su Facebook, ha già oltre 350 fan, e il blog si sta riempiendo giorno dopo giorno di storie.
“Forse è utopico, o forse no – scrive Claudia nel blog – ma nasce proprio dallìintenzione di continuare a ‘contarci’ l’idea di creare uno spazio in cui continuare l’esperienza del libro. Un luogo virtuale in cui uscire dall’invisibilità e discutere, proporre o anche solo far sentire la nostra voce. Ho capito che c’era bisogno di questo spazio fin da quando ho iniziato a cercare le persone da intervistare per il libro. Quasi tutte mi hanno aperto la porta di casa loro e hanno dimostrato un entusiasmo”. Chi è fuggito dall’Italia o da altri Paesi, per amore, per il ‘vuoto’ dopo la laurea, per il fascino di una città, o per tante altre ragioni, potrà dire cosa vuol dire vivere altrove.
SCHEDA LIBRO
Titolo: ‘Vivo altrove. Giovani e senza radici: gli emigranti italiani di oggi’
Autore: Claudia Cucchiarato
Editore: Bruno Mondadori
Anno: 2010
Pagine: 240
Prezzo: €18,00
“Ovunque ma non qui…”, intervista su “Vivo altrove” pubblicata nel sito del Sole 24 Ore l’11 maggio 2010
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11 maggio 2010 |
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di Lucia Magi
Silvia Lupini, nata ad Ancona nel 1975, laurea in architettura, assunta in uno studio di Rotterdam, è emigrata in Olanda (la Mecca dei laureati in Architettura e Design) perché in Italia non sopravviveva economicamente, perché voleva lasciarsi alle spalle cicatrici sentimentali che non rimarginavano e sentiva l’urgenza di reinventarsi in un ambiente sconosciuto. Giulia Tellarini, di Treviso, classe 1978, vive tra Barcellona e Berlino perché “si vive con poco, gli affitti sono bassi, c’è qualità di vita a prezzi accessibili, cultura, rispetto e uguaglianza”. Poi ancora tante storie, immagini e racconti di vite giovani, come quella di Davide che scrive per il teatro a Berlino o Gabriele che fa l’ingegnere navale a Oslo.
Sono ritratti che raccontano un fenomeno sempre più vasto: la vita altrove, il silenzioso e continuo abbandono del Belpaese da parte di giovani cittadini delusi o curiosi che approdano e ricominciano in altre città europee. Ne ha incontrati e intervistati tanti Claudia Cucchiarato, nata a Treviso, fra i campi, il mare e la laguna, nel 1979, giornalista per La Vanguardia e L’Unità, residente a Barcellona dal 2005. Le voci di questa nuova generazione in esodo si ascoltano nel suo «Vivo altrove, giovani e senza radici: gli emigranti italiani di oggi» (Bruno Mondadori, 228 pagine, 18 euro) da oggi in libreria.
Un saggio che è quasi un romanzo corale . I personaggi, però, sono veri e aprono all’autrice la porta della loro nuova casa, raccontano la decisione di restare fuori dal paese natale, di guardarlo da lontano, in un misto di affetto e delusione. Come quando si ama qualcuno che si vorrebbe diverso e allora ci si allontana per non soffrire.
Il fenomeno è senz’altro concreto e vivo. Purtroppo non quantificabile ufficialmente, visto che i nuovi nomadi in giro per l’Europa non si registrano quasi mai nelle liste degli Italiani residenti all’estero (Aire). Ormai tutti si ha almeno un amico, il figlio di un conoscente, un parente che ha scelto di andarsene. E se ne parla sempre di più. «L’italia non è un paese per giovani», «cìè la fuga dei cervelli», si dice. Ma non è solo questo. Non tutti i giovani uomini e le giovani donne che scelgono di andarsene sono talenti frustrati e sfruttati che salgono sull’aereo con un bel contratto in tasca. Molti – benché laureati e preparati – fanno i camerieri o i centralinisti. Qualsiasi impiego va bene, pur di vivere altrove.
Intervista su “Vivo altrove” nel Mattino di Padova e Tribuna di Treviso – 9 maggio 2010
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9 maggio 2010 |
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L’intervista della domenica nel Mattino di Padova e nella Tribuna di Treviso.
Ecco il PDF: Vivo altrove – Mattino Padova – Tribuna 9 maggio 2010
Che ci faccio qui?
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9 maggio 2010 |
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da Vancouver
Hola. Come Chatwin, tutti i giorni e talvolta più volte al giorno, in questo sciagurato paese. O come nella meravigliosa e triste storia della candida Erendira, direbbe Gabo, e soprattutto della sua nonna snaturata. Mi iscrivo d’urgenza alla lista di quelli che non vedono l’ora di essere “senza me e con milioni di estranei attorno”. Grande Claudia, un tuffo nel blu dipinto di grana.
AIRE
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9 maggio 2010 |
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di Silvia Lupini
Non so se sia stato proprio un caso, ma lo stesso giorno che Claudia ha pubblicato l’articolo su l’Unità, mi pare, abbiamo ricevuto ( io e la piccola Anna) una lettera dal mio comune in Italia: Ostra. Nulla di strano per quanto mi riguarda, ogni tanto è capitato, ma per Anna, non capivo cosa potesse essere. Eravamo tutti e tre in ascensore, Anna, Sander ed io e l’abbiamo aperta: comunicazione di avvenuta iscrizione anagrafica presso l’AIRE di questo comune, per NASCITA. E ancora: Anna Julia Lap è di cittadinanza italiana e ha la sua abitazione…. Sander ha immediatamente esclamato: “Anna ma allora sei Italiana residente all’estero come mamma!” Che bello ero orgogliosa, io non ho la minima idea di come questo sia successo perché noi l’abbiamo registrata qui al consolato e al comune, tutto il resto è venuto da sé.
A proposito di registrazioni voglio aggiungere anche un’altra cosa: come Claudia ha detto più volte tendiamo a non registrarci mai, io ci ho messo circa 4 anni, poi mi sono decisa (non sapevo che fosse obbligatorio tra l’altro). Il giorno in cui mi è arrivata a casa la lettera di cancellazione dal mio comune di residenza italiana (Ostra) mi sono sentita senza terra, nessuno appunto. Stessa cosa con la targa della mia macchina, non l’ho mai cambiata, anche se sarebbe stato obbligatorio, ora l’ho riportata in Italia, con la sua targa italiana, nera su fondo bianco.
Intanto ho ripreso a lavorare, anche in periodo di crisi se sei tenace trovi qualcosa, e a me piace quello che ho trovato. Molto. Anna dice “mamma”, che per ora è italiano… dal mio punto di vista.
Il mio Italiano invece pian piano sta degenerando purtroppo…
Calendario delle presentazioni di “Vivo altrove”: 11-14 maggio
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5 maggio 2010 |
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Ecco il calendario definitivo di tutte le presentazioni di “Vivo altorve” che si faranno in Italia dall’11 al 14 maggio:
A Roma, martedì 11 maggio
Libreria Giufà, Via degli Aurunci, 38
Ore 18.30. Insieme all’autrice presenterà il libro Concita De Gregorio, Direttrice de l’Unità
A Padova, mercoledì 12 maggio
Sala Ex Sinagoga, via delle Piazze
Ore 20.45. Insieme all’autrice presenteranno il libro Fabrizio Tonello e Devi Sacchetto, dell’Università di Padova, in collaborazione con il Circolo il Manifesto.
A Milano, giovedì 13 maggio
Libreria Feltrinelli, Corso Buenos Aires, 33
Ore 18.30. Insieme all’autrice presenterà il libro Sergio Nava, conduttore della trasmissione “Giovani talenti” su Radio24.
A Bologna, venerdì 14 maggio
Università, Dipartimento di Discipline della Comunicazione, Aula A , via Azzo Gardino 23
Ore 14.30. Insieme all’autrice presenteranno il libro Fabrizio Tonello e Costantino Marmo, dell’Università di Bologna.
Ore 18.00. Insieme all’autrice presenterà il libro Fabrizio Tonello.
La risposta di Napolitano alla lettera di Igiaba, ne l’Unità del 4 maggio
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4 maggio 2010 |
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“Il Presidente mi ha detto: «Creda nel futuro, io mi occupo di voi»” (link al sito de l’Unità)
di Igiaba Scego
«Segreteria del Quirinale»
Quirinale??? Aveva detto Q-U-I-R-I-N-A-L-E?
Forse era meglio farmelo ripetere. Forse non avevo capito. Forse era uno scherzo telefonico. «Chi? Cosa?», ho detto con voce titubante. La signorina dall’altro capo con grande pazienza (probabilmente era abituata ad essere scambiata per uno scherzo telefonico) ha ripetuto «segreteria del Quirinale. Attenda in linea». Non avevo capito male, era proprio il palazzo del Presidente della Repubblica. Leggi tutto »